Archive for the 'News: lettere e arti' Category

CASCINA MACONDO-ASSOCIAZIONE DI PROMOZIONE SOCIALE
Centro Nazionale per la Promozione della Lettura Creativa ad Alta Voce e POETICA HAIKU
Borgata Madonna della Rovere, 4 - 10020 Riva Presso Chieri - Torino - Italy
tel. 011-9468397 - cell. 328 42 62 517
info@cascinamacondo.com - www.cascinamacondo.com
BANDISCE
8° EDIZIONE - CONCORSO INTERNAZIONALE DI POESIA HAIKU IN LINGUA ITALIANA - 2010
possono partecipare: autori di ogni nazionalità e di ogni età
partecipazione: GRATUITA
sezioni: individuale (autori singoli) - collettiva (scuole e area handicap)
quantità: massimo tre haiku classici INEDITI (5-7-5 sillabe) in lingua italiana.
scadenza: 31 MAGGIO 2010
premiazione: domenica 21 NOVEMBRE 2010 a Cascina Macondo - cerimonia ufficiale
nota 1: tutti gli haiku pervenuti sono visibili sul sito di cascina macondo
nota 2: il pubblico può votare gli haiku messi on line
(Il voto del pubblico è utile parametro di riferimento per dirimere i casi che hanno ottenuto parità di voto dalla Giuria)

Un viaggio lungo 3000 anni di storia alla scoperta dei misteri delle civiltà dell’oro. I misteri delle civiltà succedutesi in Perù fino agli Inca: una mostra emozionante con i suoni, le musiche e gli oggetti che hanno caratterizzato questi popoli.
Dal 4 dicembre 2009 al 27 giugno 2010, al Museo di Santa Giulia, Via Musei 81/b, a Brescia
Orari di apertura: da lunedì a giovedì, ore 9-19;
da venerdì a domenica, ore 9-20.
Aperture speciali:
5 aprile 2010 (lunedì di Pasqua) ore 9-20.
Ingresso: intero € 12; ridotto € 9 (studenti universitari fino a 26 anni con tessera o libretto universitario, over 60, soci TCI, soci CTS, soci FAI, titolari card “Desiderio”, altre categorie convenzionate).
Info e prenotazioni: www.incabrescia.it, numero verde 800.775083.

Annunciazione, Hermitage, San Pietroburgo
Dopo Bellini e il Carpaccio - e prima di Giorgione - il pittore prediletto dai veneziani fu Cima da Conegliano: «Ciò non deve stupire, nessun maestro del tempo seppe rendere al pari di lui l’atmosfera argentea che leggera e ampia bagna il paesaggio italiano». Palazzo Sarcinelli a Conegliano (TV) sarà il centro di uno degli eventi d’arte più attesi dell’anno: la mostra (dal 26 febbraio al 2 giugno 2010) dedicata a Giovanni Battista Cima (1459/1460 – 1517/1518) maestro che, per circa un ventennio, fu ai vertici della pittura sacra in laguna. A quasi cinquant’anni dall’esposizione allestita da Carlo Scarpa a Treviso, e a oltre un quarto di secolo dalla fondamentale monografia di Peter Humfrey, l’amatissima città natale propone, dunque, un’esposizione senza precedenti. Una mostra in grado di ricostruire la vicenda artistica di Cima, sottolineandone il ruolo fondamentale, per tutto il corso degli anni Novanta del Quattrocento. Dalla preponderante produzione incentrata sulle rappresentazioni sacre, testimoniata da una scelta ristretta ai principali prototipi della devozionale “Madonna con Bambino”, all’importante produzione mitologica - in alcuni casi orientata alla creazione di cassoni nuziali - fino alla grafica, con l’esposizione delle decine di fogli attribuiti, nel corso dei secoli, al misterioso e amatissimo pittore.
Da: www.ilsole24ore.com
Il 10 dicembre 2008 usciva il primo articolo di
Cartesensibili
luogo di incontri, di letture, di proposte, di cultura,
di umanità nel senso più compiuto del termine.
E’ una data che desidero ricordare e festeggiare
poiché ha segnato l’ inizio di un percorso di arricchimento e di stimoli, denso di sfaccettature, aperto a contributi di estrema valenza e di grande impatto artistico ed umano come ben si evidenzia dai versi di Fernanda Ferraresso quasi programma o sintesi o motto dell’ iniziativa:
©Silas Toball

cercherò in ogni luogo
e in ogni uomo
le parole e i segni con cui vive libertà
*
T r a i doni
d a i nodi
dmk
§§§§
Cartesensibili, di Elina Miticocchio
Non viaggio molto ma quando ciò accade non devono mancare le mappe stradali.
Ricerco luoghi popolati fittamente da voci che possano parlarmi dell’uomo.
Un anno fa ho scoperto, viaggiando da ferma, delle mappe particolari e utili per esplorare i diversi territori quotidiani.
CARTESENSIBILI come luogo che apre la mente, promuove le idee, la lettura, l’arte che è bellezza, osservata da sguardi diversi.
Un territorio aperto all’osservazione, senza tacere ma dando voce chiara e precisa, a ciò che accade
nel nostro mondo-pianeta: nella scuola, nei teatri, in piazza, per le strade, nelle fabbriche, tutti spazi che mostrano l’uomo.
Attraverso la libertà di leggere o non, di condividere o meno, ho compreso la necessità di una mia responsabilità, dovevo svolgere il compito del lettore.
Prendendo visione dei segni, dei graffi incisi sulle pagine dovevo farmene carico nel mio piccolo oggi che pratico.
Auguri a tutta la redazione di
http://cartesensibili.wordpress.com
http://cartesensibili.wordpress.com/2009/12/09/perche-e-come-diventare-socio-

Il Concorso letterario nazionale Lingua Madre
Presenta
Maratona di letture
Lunedì 23 novembre
Ore 18 – 20
Circolo dei Lettori (via Bogino 9 – Torino)
Alberto Barbera, Patrizia Sandretto Re Rebaudengo, Alessandro Perissinotto, Igiaba Scego, Enrico Remmert, Margherita Giacobino, Elena Varvello non sono che alcuni delle amiche e degli amici del Concorso Lingua Madre che daranno voce alle donne straniere.
Per inaugurare la settimana del Circolo dei Lettori dedicata al Progetto Lingua Madre, il Concorso organizza una Maratona di Letture,
tratte dai volumi Lingua Madre (Duemilasei, Duemilasette, Duemilaotto, Duemilanove,ed. Seb 27).
Alla serata parteciperanno oltre alle autrici, artiste e artisti, scrittrici e scrittori, rappresentanti di enti e associazioni che compongono la sempre più numerosa “comunità allargata” del Concorso.
L’evento anticiperà lo spettacolo teatrale “Senzavoce, senzaterra, soli” messo in scena da Fabula Rasa in collaborazione con Assemblea Teatro, tratto dai racconti del Concorso, che debutterà il 2 dicembre 2009 al Teatro Agnelli di Torino. Accompagnano le letture, dieci tavole migranti della mostra “Voci in volo”, realizzate da Beppe Gromi, regista della compagnia Fabula Rasa. L’allestimento è a cura di Sara Rossino.
In allegato comunicato stampa
Concorso letterario nazionale Lingua Madre
CASELLA POSTALE 427
Via Alfieri, 10 - 10121 Torino Centro
info@concorsolinguamadre.it
www.concorsolinguamadre.it

BANDO DI CONCORSO
Roncole Verdi (PR) – agosto 2009
1) Il Club dei Ventitré bandisce la ventunesima edizione del «Premio Giovannino Guareschi riservato a un racconto inedito sul tema «il mondo piccolo», ambientato in una “piccola” realtà locale.
2) Ogni autore può partecipare con un solo racconto, che dovrà essere indicativamente compreso fra le tre e le sei cartelle dattiloscritte (32 righe ogni cartella).
3) I concorrenti dovranno inviare alla Segreteria del Club dei Ventitré, via Processione 160, 43010 Roncole Verdi (PR), tel. 0524/92495, entro il 30 aprile 2010, tassativamente, cinque copie del testo. Solo la prima copia dovrà recare nome, cognome, indirizzo e numero telefonico dell’autore, nonché la dichiarazione che il racconto è inedito e non verrà dato alle stampe fino all’ultimo sabato di luglio, data della riunione della giuria per la scelta del racconto vincente.
4) Non è richiesta tassa di iscrizione. Sono esclusi dal concorso i vincitori degli anni precedenti.
5) I testi pervenuti non saranno restituiti.
6) La giuria, presieduta dal Presidente del Club, Egidio Bandini, è composta da Soci del Club dei Ventitré.
7) La premiazione si svolgerà il primo sabato di ottobre 2010 a Roncole Verdi.
-8) Il racconto primo classificato sarà premiato con una targa ricordo in oro e con la pubblicazione sul «Fogliaccio» e sulla «Gazzetta di Parma».
9) I concorrenti dovranno impegnarsi a permettere che il loro nome venga reso pubblico nel caso il loro racconto risultasse vincente o segnalato.

Il simbolo perduto, il nuovo libro di Dan Brown uscirà da Mondadori il prossimo 23 ottobre 2009
Prologo
Il segreto è come si muore.
Fin dal principio dei tempi, il segreto è sempre stato come si muore.
L’iniziato, che aveva trentaquattro anni, guardò il teschio umano che teneva fra le mani come una coppa. Era pieno di vino rosso sangue. Bevilo, si disse. Non c’è nulla di cui aver paura.
e richiesto dalla tradizione, aveva cominciato il suo viaggio indossando le vesti rituali dell’eretico medievale condotto al patibolo: la tunica aperta sul petto chiaro, il calzone sinistro arrotolato sopra il ginocchio, la manica destra rimboccata fino al gomito e un grosso cappio intorno al collo. Quella sera, invece, come gli affiliati che assistevano al cerimoniale, era vestito da maestro.
I fratelli intorno a lui avevano grembiuli di pelle d’agnello, fasce e guanti bianchi, e al collo portavano gioielli cerimoniali che brillavano come occhi spettrali nella luce fievole. Molti di loro ricoprivano cariche prestigiose nella vita, ma l’iniziato sapeva che tra quelle mura la posizione sociale non aveva alcuna importanza.
Lì erano tutti uguali, fratelli uniti da un legame mistico, da un giuramento solenne.
Mentre osservava quello straordinario consesso, l’iniziato pensò che nessuno avrebbe mai immaginato di vedere riunita quell’assemblea, e meno che mai in quel luogo. La sala pareva un antico santuario.
Ma la verità era ancora più strana.
Mi trovo a pochi isolati dalla Casa Bianca.
Il monumentale edificio, al civico 1733 di Sixteenth Street NW a Washington, ricalcava un tempio precristiano, il tempio di re Mausolo ad Alicarnasso — il primo «mausoleo» — costruito per ospitare le spoglie del defunto monarca. Ai lati dell’ingresso principale, due sfingi di diciassette tonnellate facevano la guardia al portone di bronzo. L’interno era un labirinto riccamente decorato di camere rituali, corridoi, sotterranei, biblioteche e persino una parete cava dietro la quale erano murati due scheletri. L’iniziato era stato informato che ogni stanza di quell’ edificio racchiudeva un segreto, ma lui non ne conosceva nessuna che potesse racchiudere segreti più arcani della sala gigantesca in cui era inginocchiato quella sera, con un teschio fra le mani.
Da: http://www.corriere.it/cultura/
Shahriar Mandanipour, Censura
In una Teheran misteriosa e caotica, dove il profumo dei fiori di primavera si mescola al puzzo di monossido di carbonio e le motociclette diventano taxi improvvisati in un traffico da delirio, una ragazza che manifesta davanti all’ università sta per diventare l’eroina di una storia più grande di lei. «La ragazza non sa che esattamente sette minuti e sette secondi dopo, al culmine degli scontri tra polizia, studenti e militanti nel Partito di Dio, sarà travolta nel caos delle cariche e delle fughe, cadrà all’indietro, batterà la testa su uno spigolo di cemento e chiuderà i suoi occhi orientali per sempre».
Raramente un’opera letteraria ha anticipato con maggiore puntualità una tragedia come la morte di Neda Agha-Soltan, la ragazza iraniana uccisa negli scontri tra studenti e polizia lo scorso giugno, la cui morte ripresa in video è diventata l’anima delle proteste durante l’ultimo contestatissimo trionfo elettorale di Ahmadinejad. Ma di puntualità davvero si tratta, se si pensa a Censura. Una storia d’amore iraniana, il romanzo di Shahriar Mandanipour che Rizzoli ha appena mandato in libreria nella traduzione di Flavio Santi (pp. 370, e 19,50), è uscito negli Stati Uniti proprio durante le passate elezioni in Iran. Ed è diventato immediatamente un «caso» sui giornali e nei circoli letterari americani per molti buoni motivi, a cominciare al suo inizio tristemente profetico. Gli altri motivi sono legati al metodo postmoderno usato dall’autore per interrogarsi sui limiti e le possibilità dello storytelling in uno Stato totalitario. Su cosa significhi cioè «narrare» in un Paese dove l’immaginazione può condurre alla galera; dove il linguaggio deve farsi ipercreativo per aggirare divieti culturali durissimi; e dove il semplice dare forma a una storia d’amore tra un ragazzo (Dara) e una ragazza (Sara) diventa una sfida, sullo sfondo di un Paese dove due giovani non sposati non possono né incontrarsi né tenersi per mano né guardarsi negli occhi in pubblico. Ma per capire meglio dove nasce l’interesse per un libro complesso come Censura , bisogna andare a pagina 16, dove Shahriar Mandanipour — o il suo alter ego letterario — si presenta al lettore dicendo:
«Sono uno scrittore iraniano stanco di scrivere storie cupe e amare, popolate da fantasmi e narratori passati da tempo a miglior vita, con prevedibili finali di morte e distruzione»
Uno scrittore cinquantenne, aggiungiamo noi, che scrive in farsi per un pubblico che non può leggerlo (essendo in Iran censurato) e pensa in inglese per un pubblico americano colto; che è stato critico cinematografico, direttore di una rivista letteraria e autore di racconti, prima di emigrare negli Stati Uniti nel 2006, dove Harvard gli ha offerto un posto di writer in residence che occupa tuttora. Pieno di energia, ironico, erudito e ambiziosissimo, Mandanipour ha scritto un romanzo che è tre cose in una: la storia di un amore segreto tra due giovani nella cupa Teheran di oggi; la storia dello scrittore di quella storia costretto, per poterla raccontare, ad aggirare con mille compromessi l’inevitabile censura; e una riflessione su il modo in cui arte e vita possono mescolarsi nella realtà e sulla pagina….
…. è la censura la vera protagonista di questo romanzo. Una censura elevabile ad arte che è la vera ragione, secondo Mandanipour, per cui «gli scrittori iraniani sono diventati i più educati, i più maleducati, i più romantici, i più pornografici, i più politici, i più realisti e i più postmoderni del mondo». Non grazie alla nostra cara vecchia libertà di espressione che può intimorire le menti più navigate. Ma grazie a una tirannia che nella sua stupidità non si accorge di essersi trasformata nella madre di tutte le metafore.
Livia Manera
da: http://www.corriere.it/cultura/

Tristram Hunt, The Frock-coated Communist: The Revolutionary Life of Friedrich Engels
Il comunista azzimato: vita rivoluzionaria di Friedrich Engels
«La forma più evidente di sfruttamento è la prostituzione: questo è il modo in cui la borghesia attacca addirittura fisicamente il proletariato… La donna è sfruttata come oggetto della libidine maschile e come macchina per produrre figli». «Se avessi un reddito di 5mila franchi non farei altro che divertirmi con le donne, fino allo stremo. Senza le francesi la vita non avrebbe senso: ma finché ci saranno le grisettes, avanti tutta!». Parole dello stesso uomo, Friedrich Engels: perché nella nuova biografia scritta dallo storico britannico Tristram Hunt, The Frock-coated Communist: The Revolutionary Life of Friedrich Engels («Il comunista azzimato: vita rivoluzionaria di Friedrich Engels») tra le tante contraddizioni dell’industriale tessile amante della bella vita che scrisse con Marx Il Manifesto del Partito Comunista c’è anche la differenza impressionante tra la teoria e la prassi del suo rapporto con le donne.
DONNE INDIPENDENTI - Perché è evidente, dimostra il documentatissimo prof. Hunt, che l’Engels filosofo sia tra i pionieri della rivendicazione dei diritti delle donne, architetto di una precisa teoria generale dell’emancipazione femminile. Ma il filosofo che scrive con passione - e mente modernissima - della donna doppiamente vittima di oppressione nella società è anche l’uomo che si lancia in appassionate odi ai lupanari, e che privatamente si trovò sempre a disagio in presenza di donne indipendenti (diremmo oggi: assertive) - lui trovava in realtà disdicevole che gli tenessero testa in una discussione. L’ennesima versione della solita vecchia storia, l’uomo che predica bene e razzola malissimo, progressista in tutto tranne quando si tratta di mettersi a stirare le camicie o stendere il bucato quando sta per cominciare la partita in tv? Ovviamente sì, ma non solo: certo i peccati personali di Engels sono, da una parte, così lontani, mentre la modernità delle sue teorie - almeno quelle sull’oppressione della donna - è ancora così (tristemente) attuale.
TEORIA E PRATICA - Leggere il libro del professor Hunt, per un maschio, è però anche un test. Un modo per mettere alla prova i propri inevitabili pregiudizi personali: perché se il primo architetto della liberazione femminile assolveva i suoi comportamenti privati usando le posizioni pubbliche come salvacondotto, ciò non è evidentemente più possibile. Perché una peraltro giusta filippica perorata alla macchina del caffè, in ufficio o all’ora di cena, sulla mancanza di asili-nido, sulla cronica arretratezza delle pari opportunità italiane rispetto al nord Europa, sulle tante cose inammissibili all’estero che avvengono ogni giorno nei luoghi di lavoro italiani, non mette tuttavia nessun maschio al riparo dallo spettro che si aggira per l’Europa - e non solo - maschile e progressista: lo spettro del sessista illuminato, tanto orgoglioso delle proprie convinzioni egualitarie da specchiarsi più in esse che non nei propri comportamenti quotidiani.

Un the al casone con Ruzante e Diego Valeri
CASA-MUSEO della cultura contadina
via Ramei 16- Piove di Sacco, Padova
Ospita
la Casa Editrice Il Ponte del Sale con i suoi tre poeti:
Fernanda Ferraresso – Migratorie non sono le vie degli uccelli
Marco Munaro – Nel corpo vivo dell’aria
Umberto Simone – Il sacco del curdo
http://cartesensibili.wordpress.com/avvisi-e-concorsi