Archive for the 'poesie' Category

Immagine di Andrea Marutti
richiamo indietro il tempo dei rami piegati
dal vento
la forza dei colori di albe inondate da soli nascenti
e le voci,
le voci nelle stanze
al risveglio, il pianto del bambino nella culla
il lamento della vecchia nel letto
e gli odori
di caffè di latte e biscotti e pane da inzuppare
- in liquido aminiotico freschi o decrepiti rimandi dall’ oblio -
oh, lo stantio dell’ andare a ritroso in profumo di rose canine
intrecciate alla ringhiera
spoglie nella neve
e la stanchezza del cammino veloce e senza sosta
senza la misericordia degli uomini
il camminare strade uguali, mai una svolta, il pestare l’ orma
dell’ altro indefinitivamente
dovunque essa porti
perché così vanno le cose e poi
poi trovare la porta murata
graffiarla, prenderla a calci, masticarne la serratura.
spalancarla alla fine e
non importa che dietro sia baratro o prato verdeggiante
solo rompere il circolo perfetto dell’ imperfetto costruire - mattoni
su mattoni - edifici uguali in resa ad uguale follia.
Unghie spezzate, palmi feriti. A sangue.
Una poesia di Antonio Lauricella

Immagine da Flickr.com
E sarà il tuo giorno
e sarà l’oggi di mille domani
e sarà il sogno mai sognato
che ti porterà lontano
libero e solitario
e sarà cielo straniero
che ti troverà al risveglio
e saranno stelle sconosciute
sulle tue notti
e venderai ricordi
trovati dentro una bottiglia
ad un sorriso stanco
e perderai il Dio appena ritrovato
e lascerai il cuore al confine
e parole nuove da dimenticare
e sarà la vita dove sarai
figlio mio.
Join the forum discussion on this post - (5) Messaggi
e questo mare d’ ossa
bianche e luminose
desertiche distese di montagne
in attesa del segno - ultimo accesso
erigono consistenze di lacci e di essenze
fragranti fasci di vertebre
colonne stese svuotate di midollo
simulacri di forza
baluardo infinito e muraglia senza fine
altissima nei secoli dei secoli
finchè questo sarà
il come e il perché
il nodo insoluto
di ogni umana
cosa.

Zdzislaw Beksinski
profuma di zenzero
il sorger del giorno
e pane fragrante
è la terra,
solo erbe fresche
a mazzi appese
alla soglia
dell’ alba
quando
l’ aria è un brivido
come d’ ali
al primo volo.
In silenzi di
luce vibranti.
ingoiata la pietra del sonno
alchimia di ore agganciate alla notte – notte fonda lunga e nebbiosa –
si frantuma l’ ansia e nel petto
di nuovo risuona la voce canora
quando l’ aria si fa di voli
e di note - no(t)te a (s)velare infausti presagi, imprevisti percorsi –
leggera è l’ aria nella stanza chiusa a doppia mandata
il resto è fuori, in vortici che scorticano la porta – urti e spinte –
e profuma del buono ricostruito, re- immaginato,
re-inventato
tessera dopo tessera
istante dopo istante
pazientemente riportato alla luce – delicato (s)cavo delle mani –.
Di nuovo filata e tessuta
la veste del giorno prima
ondeggia sulla soglia di un’ alba qualunque,
ripulito l’ orlo infangato.

immensità della cenere
scura di grigio e d’ umore
il cuore si allenta
in distese lievissime e fredde
freddo il muro di cinta
- selvaggio il limite alla corsa -
freddo il mattone rosso
- sangue rappreso -
immensità desertica si
drappeggia
in residue volute
fumate esili respiri ormai scontati
lunga linea sul fondale delinea
il nome di
ogni inconsistenza.
Graffio superfluo.

Maurits C. Escher
Trasmutando aereo
l’ occhio è rivolto all’ oltre
fioritura di farfalle
in un unico gesto
un’ unica mano
basta a far luce alle dita
al graffio quotidiano che
essenze concilia mutilate.
Mi pongo sul palmo della mano.
.jpg)
Susan Kae Grant
scivola l’ ombra dalla spalla e
segue il braccio, si
ferma al gomito
allunghi un dito e la levi
sulla punta del mignolo
la guardi in trasparenza
all’ occhio la porti
un velo
che offusca la luce
una trama di grigio che s’ insinua
sotto l’ iride
e aloni si pongono intorno
cerchi su cerchi
indistinta la voce ricalca il battito delle ciglia
nell’ ombra.

Immagine di Taarke
s’ annuncia l’ inverno di
freddo vibrante
con gelidi sbuffi dai tetti
il gelo consolida in aria le cose
che sgusciano piano dalla mano
cadono e s’ infrangono a terra
cricchiano i passi della semina
invernale
dei pensieri che la terra in silenzio
accoglie
stanno le bestie nel folto
terso è il cielo e vetroso
abisso di silenzio assoluta
assenza di rumore
ma la bisaccia è appesa al chiodo
ho i semi pronti da
spargere a piene mani, li
custodisco fragranti nel sacco che
risuona di soli precoci e trasuda
il profumo di erbe, di voli
a venire
voti
rinnovati.
Gli Angeli

di
Czeslaw Milosz
Vi hanno tolto le vesti bianche,
Le ali e perfino l’esistenza,
e tuttavia io vi credo, messaggeri.
Là dove il mondo è girato a rovescio,
Pesante stoffa ricamata di stelle e animali,
Passeggiate esaminando
i punti veritieri della cucitura.
La vostra tappa qui è breve,
Forse nell’ora mattutina,
se il cielo è limpido,
In una melodia ripetuta da un uccello,
O nel profumo delle mele verso sera
Quando la luce rende magici i frutteti.
Dicono che vi abbia inventato qualcuno,
Ma non ne sono convinto.
Perché gli uomini hanno inventato
anche se stessi.
La voce -senza dubbio questa è la prova,
Perché appartiene a esseri
indubbiamente limpidi,
Leggeri, alati (perché no?)
Cinti dalla folgore.
Ho udito sovente questa voce in sogno
E, cosa ancor più strana,
capivo pressappoco il dettame
o l’invito in lingua ultraterrena:
E’ presto giorno.
Ancora uno.
Fa’ ciò che puoi.