
Gabriel Pacheco, malalletra
Molteplici facce
ha il mio sostare
sotto l’ ombrello
dello scorrere
salmastro di
incuneati aculei
lancinanti sottopelle
facce diverse
lo specchio riflette
mutazioni
di ossa
battute dal vento
disincanti che al sole
svagati
modulano nascosti
percorsi
e semi frastagliati mettono
a dimora per canti
nuovi a
primavera.

Vladimir Kush
attendi il ritorno della rondine
nel tepore che
il sangue formicola
vuoi appendere la voce
al ramo alto
e suonare parole pizzicando
le corde del vento
la lontananza incanti in note di
primule nel canestro della mente
in fiore
di flebili vagiti dal folto dove la carne
s’ allenta e rinasce
Un passo poi l’ altro, una nota
poi l’ altra,
musicante del risveglio,
sospeso a correnti aeree,
a brevi respiri teso, sconfini
oltre l’ oggi,
il momentaneo
ignori e spazi dove
l’ estremo limite si innalza,
il frangersi della risacca che
smuore in polvere di nebbia.