Archive for the 'poesie' Category

Immagine di aquila460 da Flickr
e il sangue disegna la via
del tempo
liquidi corsi in ragnatele disegnate
da follia comune offesa perpetua in perpetui corsi e ricorsi
- parla la storia dell’ uomo sulla terra attonita al dolore e al pianto –
e solo la memoria resta memoria chiama ancora al riscatto
inascoltata
costruita di ossa in ossari sul fiume che s’ ingrossa fra argini sempre più bassi
il tracimare del sangue è in agguato
- quando l’ ultimo lume annegherà la luce -
.
eppure un solo sole scalda l’ ieri e l’ oggi e una sola carne
tutti riveste, fragile calda feconda
una sola carne una sola voce che chiama alla vita.
.
Tutti radici dello stesso albero.

Thomas Gauck
oggi è la nostalgia
a colpire
arcigna e suadente
come una mezzana,
nostalgia dell’ acacia in fiore
della rosa canina
della fragola di bosco
dei tuoi bicchieri arcobaleno
dell’ aria che ti davi
dell’ ombra che lasciavi
splendente mentre
dritta come un fuso te ne andavi
ticchettando sul pavimento
la tua storia,
vorrei un lungo lamento che
dicesse,
- dove tu sia, ascolta! -,
che ancora io mi racconto in te
nel tuo viso e negli occhi,
nella voce,
ancora e ancora.
7 gennaio 2006 – In memoria

Thomas Gauck
a pugno chiuso viaggio nel gelo
infinito gelo rappreso nei sedimenti calcarei
delle ossa
guardando intorno distese immense di grida perse
nel niente e solo
resta l’ ombra selvaggia del demone a
scalzare il vuoto
a riportar al campo il vomere abbandonato
aprendo la terra
semi spargendo all’ aria alla terra al cielo
.
ri-cucire parole riarse rinascendole in
ritmi di antichi strumenti

Icona della Natività – scuola di Rublev -
Ogni segno
amplissima la volta notturna, si frangono luci improvvise, saettanti rumori
pro(fondi)ssimo il silenzio
stirpe di pastori
nomadi greggi e tende a sventolar
deserti
oasi d’ acqua dolce e palme di
respiri verdi
le voci antiche frantumate perse
ingoiata la lingua
la parola balza di crepa in crepa e sfugge
il nome aridità dell’ aria
una culla
sospesa nel sospiro immoto
regge il peso dell’ unico grido
che ogni segno contiene dell’ uomo.
Every sign
huge the nightly welkin, sudden lights crushing, flashing sounds
deep the silence
kin of shepards
wandering flocks and canvas flying
deserts
oasis in sweet water and green breathing
palms
ancient voices scattered lost
the tongue swallowed
the word dashes from crack to crack escapes
from the name dryness of air
a cradle
hanging from the motionless sigh
bears the weight of the only scream
that every sign holds of men.

Immagine da http://www.dimijianimages.com
e che sia Buon Natale
alla terra depredata soffocata sacrificata
sotto un cielo oscurato
che sia Buon Natale
in ogni luogo
fin giù nelle crepe dei deserti infuocati
nella gola dei vulcani nella bocca dei fiumi
che sia Buon Natale
nel profondo sprofondato degli oceani
nel baratro vastissimo dello spazio
fra orbite astrali di luce a oscurità
nel nido delle radici secolari radici d’ erba di grano di vite
nei vortici di sabbia raschia la pelle lima la vista
dove si sperde il senso dell’ umano
e più non semina il sangue
il senso dolce di corrispondenza creatura a creatura filamento
di unico respiro.
ricamo la neve dei passi
sull’ orma lasciata dal merlo sperduto
rincorro le lingue di gelo
festoni in riflessi di luce
ritaglio figure di carta
li appendo alla trave
riapro il baule degli anni
i natali destati vi corrono fuori affollano
la camera dei bambini
cavalli a dondolo bambole piattini e tazzine
trenini sfrecciano sul pavimento
libri aprono pagine ingiallite
vola un aeroplanino rosso sopra il letto
i natali degli ieri bambini ridono giocano riaprono la porta del tempo:
la mano ora incerta una stella cometa
d’ argento fissa al tetto della nuda capanna
trafitta dai venti di tutti i respiri
di tutti i sospiri
di ogni singolo verbo coniugato nel nome
e per nome di speranze come fiocchi
di candida neve.

Yousuf Karsh‘s photo
spazio parole
fra il dire e il fare
oceano spalancato a
inghiottire sembianze di
fantasmi
fuggevoli respiri
e giorni
schizzati d’ inchiostro
blu
nel buio della notte
che traveste la luce in mondi
d’ ombre
immensi.

Ana Kapor, Finis terrae
riscopro pian
piano l’ andare sotterraneo
il respiro cieco dell’ occhio
aperto al buio quando le cose
si fanno estranee
quiete si lasciano sfiorare da dita
incerte
è un esplorare terreni incolti
un riconoscere per frammenti
in assenza di luce
è un ricercare a tasto
forme indistinte
un orientarsi per non
perdersi
lungo la costola dolce
che al porto conduce
dove la nebbia vela
il mormorio dell’ onda.
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Immagine da Flickr.com
poi muoiono le foglie
a terra si rifanno terra
e nel fiume che tutto
trasporta
ricrescono in collane
dorate di fiori
note sospese fra
canti di fiamme e sfere:
foglia a foglia
ri-nascere

Frederic Edwin Church, Cotopaxi, 1862
ed è vermiglio il costo della vita
germogliato dalla carne
radicato nella vena
pulsante
del polso
battente a ritmo dei giorni
il tempo si smatassa fuor da garbugli
e menzogne in frode feroce
di rintocchi lontani – regolari nell’ aria sfuggente -
vermiglia linea pagata senza saldi
senza condoni – nessuno sconto –
solo pietà sotterranea a palmi aperti
rivolti a chiedere dove come perché.
E’ un orientarsi alla cieca
mentre dal ventre s’ ingenera la voce
inserpinata di parole e
stella con stella e luna dopo luna
e poi ogni sole partorisce immensi
ogni tramonto rosseggiante accende
come di sangue.