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UtenteMessaggio

19:44
25 febbraio 2010


Carmen

Ospite

La mia anima è seduta sulla sedia a dondolo

e dondola e dindola come fanno

certe grazie che  conosco. Nell'aria

ci creo sopra una magnifica capanna,

l'anima sonnecchia al mite crepuscolo

con i suoi tenue colori poi,

il giorno mi accende la stanza e il meriggio

entra dalle persiane, si prepara la sera

con il suo daffare e la notte, la notte avanza

con il ticchettio dei pensieri.

C'è la costante del malessere che Baudelaire

chiamava Le Mal des fleurs,

io invece chiamo questo male

Bagliore dell'Ostaggio che si ribella

nella sua dimora, così

ho inventato una nuova cosa, che non ha un nome preciso,

e porta il colore solare del sole e cancella le ombre

che mi fanno vento.

Io. Io non volevo cose straordinarie quando vivevo,

m'accontentavo del variabile lasciando la felicità

a chi ci credeva, perché poi bisognerebbe

avere tanta fede per credere nelle cose insolite.

Ho chiesto pietà alle Ombre. Ho detto a loro

che non ho niente per soddisfarle.

Volevo vivere di madre,

perché ho un vago ricordo della sposa,

che aveva a fare con me come donna.

Sono stata donna, una volta, o, forse, erano due.

Non biasimo il Fato se così ha voluto e, diciamo

che il dolore l'ho addestrato per benino.

Se gli dico “Siediti!” egli si siede docilmente, se gli dico:

“Alzati!” egli si alza ubbidiente. E' arrendevole come l'agnello

di primo latte, perché poi al secondo (latte) non ci arriva (l'agnello).

Povero dolore. Gli voglio bene. Lo tengo in ostaggio, perché poi

se dovesse sparire, mi perderei nel vuoto.

Ho convinto il dolore di restare. Meglio il dolore del nulla.

Carmen

21:44
25 febbraio 2010


Manfredi

Ospite

il dolore, la filosofia del dolore, l' elaborazione del dolore: c' é di tutto in queste righe. ma anche di più. il lampo originale, originale come il peccato originale, è l' “addestramento”, non al dolore, ma del dolore stesso.

Ho convinto il dolore di restare. Meglio il dolore del nulla.

e così il dolore diventa forma attiva, riscatto, sostanza di scelta. un tratto – contestabile da molti -, che suona come richiamo letterario e personale, eco di eroismo antico. o forse, solo modalità di sopravvivenza.

il mio apprezzamento alle parole e alla loro essenza.

08:31
26 febbraio 2010


Rose

Ospite

Mi è piaciuta molto questa personificazione del dolore che diventa 'caro', quasi fosse un compagno di vita.

Alcuni dicono che il dolore in fondo faccia sentire vivi.

"Meglio il dolore che il nulla".

Brava Carmen! Kiss

09:26
26 febbraio 2010


elisa salas

Ospite

Io non credo di essere in grado di commentarti in un modo positivo.

Hai mai avuto un dolore da desiderare di morire?

Hai mai provato una felicità intensa entrando in un barella in una sala operatoria? pregando il buon Dio che se gli angeli in verde non fossero stati in grado di risolvere il tuo drammatico stato, pensasse lui di prelevarti?

Io dissento: meglio il nulla!

Il dolore ti rende cattivo e rancoroso, esisti solo tu!

Non scherziamo ragazzi.Cry

Elisa Sala

10:09
26 febbraio 2010


lucia

Ospite

Sono d'accordo con te Elisa meglio il nulla. é anche vero che il dolore è un sentimento ma cattivo. Il dolore rende tristi, spaventati, pessimisti.Cry. é egoismo non voler soffrire? Il tuo esempio è validissimo. Brava Elisa mi associo pienamente.

11:11
26 febbraio 2010


Pietro

Ospite

Come ha detto Manfredi, è una visione filosofica del dolore.

E' pur vero che, anche dal punto di vista medico, il dolore avverte che qualcosa non va e, in questo senso, è positivo.

Se parliamo di forti sofferenze, sia fisiche, che psicologiche, credo che nessuno voglia soffrire (certamente nemmeno Rose e Carmen). Tuttavia, è vero che si imparano molte cose dalle esperiense dolorose e anche la poesia nasce più facilmente quando si soffre, che quando si è felici (ricordate la difficoltà a trovare le 'poesie felici'?)

Quello di Carmen è un bel pezzo di letteratura. Smile

12:32
26 febbraio 2010


Carmen

Ospite

Buon giorno, Signore e Signori e scusatemi per ritardo. Oggi è una giornata molto piena, ma mi concedo due minuti per rispondere.

Certamente, il mio testo non si riferisce al dolore fisico,  in questo caso si riferisce al Fato, o al Destino, o come vogliamo chiamare quella Cosa che va al di sopra del nostro volere. E' il dolore dell'Anima.

Durante i miei lunghi anni di esperienza tra un sito di scrittura e un altro, ho constato come la maggioranza degli autori sono attacati al dolore della propria Anima, che non sempre è una cosa intrisica della persona, ma può essere anche una conseguenza di un Evento.

E' poi c'è il Supremo Dolore che solo la Morte può provocare, in cui la Mente viene in soccorso e fa sì che una persona può sembrare “sdoppiata”, tanto da sembrare di guardare un film. E' che la “protagonista del dolore” fosse un'altra persona.

E' una difesa della mente, a mio avviso.

Il dolore che si prova è talmente grande che si rimane storditi e questo stordimento, sempre a mio avviso, è la salvezza. Poi passa il tempo, e quando Natura decide perché è arrivato il momento, il dolore poi lo si senti, ma si è  in qualche modo preparati ad affrontarlo. E' sempre a mio parere, e parlo per esperienza, è il suggerimenti della Natura stessa. La famosa sopravvivenza. Se non ricorressimo alla Natura, io credo che non ce la faremmo.

Ho imparato, negli anni successivi, a seguire le cose in modo naturale.

E' inutile negare un dolore, se esiste, perché negandolo si rafforza, meglio accettarlo e man mano con il tempo si attenua e da qui potrebbe nascere la famosa consapevolezza.

Spero di essermi spiegata, ma se qualche dubbio c'è sono pronta a rispondere.

Un caro saluto e a dopo!

Carmen

13:48
26 febbraio 2010


Rose

Ospite

Un'ottima spiegazione, Carmen. grazie.

D'altra parte, ci sono state e ci sono persone che hanno imparato ad accettare anche il dolore fisico. Ogni religione ha i suoi 'santi' o 'santoni' che scelgono di vivere in condizioni di forte disagio fisico, fino al dolore, sì.

Ora, non siamo qui per giudicare le motivazioni. Senz'altro ce ne saranno di ottime, per gli interessati.

Anche di Cristo è scritto: “Benchè fosse Figlio, imparò l'ubbidienza dalle cose che soffrì” (lettera agli Ebrei 5:8). E la sua fu una sofferenza sia fisica, che psicologica, indubbiamente.

Come ha già detto Pietro, la sofferenza può insegnare parecchie cose.

Poi, siccome noi in genere non aspiriamo alla santità, nessuno vuole soffrire.

14:05
26 febbraio 2010


admin

Amministratore

messaggi3520

Faccio mie le parole di Manfredi (che, d' altro canto, ha scritto: "contestabile da molti"), cara Carmen, e con Rose riconosco che la tua spiegazione è ottimaSmile

Infine il brano, per come lo leggo, è un “pezzo” di valore letterario. Grazie.

dmk

14:43
26 febbraio 2010


sandra

Ospite

Bellissimo il tuo brano, Carmen e interessanti le varie voci che ho sentito, però io NON VOGLIO SOFFRIRE !

Anche se sembra che il sesso estremo Surprised comporti un po' di dolore. L'ho letto, cosa avete capito! Wink Basta, torno al lavoro, prima che le ziette si arrabbino. Ciaooooooooo

15:54
26 febbraio 2010


Carmen

Ospite

Grazie a tutti e poi quell'agnello è dolcissimo, grazie Manfredi, hai avuto una idea gentile. L'agnello è un'animale che altro non può che ispirare tenerezza. (Non mangio mai l'agnello.) Tra parentesi.

Credo che nessuno abbia voglia di soffrire, ma quando la sofferenza arriva, nessuno può essere tanto bravo da evitarla, nemmeno con l'alternative di gioie false e nemmeno l'uomo o la donna più ricca del mondo.   Parlo ovviamente della sofferenza dell'Anima.

Per Rose: è impressionante quando parli della sofferenza psicologica di Cristo, a questo quasi nessuno pensa, invece è proprio questo aspetto fa tanto umano un Dio. Non per nulla è anche chiamato Figlio dell'uomo, se non sbaglio. Credo che fu la sofferenza dello smarrimento e dell'abbandono sulla croce la sofferenza peggiore. Mi ha sempre impressionato quell'istante, quando vedevo un film sulla passione di Cristo.

I commenti di Manfredi e di Pietro sono completi, avete centrato in pieno il senso del testo.

Grazie Daniela per l'apprezzamento, di cui vado fiera, se permetti :).

Ringrazio tutti e a dir il vero mi avete commossa complimentandovi con il testo.

Certi testi possono essere tratte in inganno, o sembrare sensa senso, ma ho visto che invece avete capito benissimo.

Un caro saluto e a presto!

17:08
26 febbraio 2010


Elina

Ospite

ciao carmen ti sei confrontata con un tema "delicato"

come sempre lo hai affrontato "illuminandolo" e questo lo rende umanissimo

il testo ha notevoli pregiKiss

grazie, elina



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