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UtenteMessaggio

23:04
18 agosto 2009


admin

Amministratore

messaggi3520

Once we presumed to found ourselves for good
Between its blue hills and those sandless shores 
Where we spent our disperate night in prayer and vigil. 

Once we had gathered driftwood, made a hearth 
And hung our cauldron like a firmament, 
The island broke beneath us like a wave. 

The land sustaining us seemed to hold firm 
Only when embraced it in extremis. 
All I believe that happened there was a vision. 

L'isola che scomparve

Una volta abbiamo creduto di avere per sempre
una casa tra le sue azzurre colline e le coste senza sabbia
dove la notte trascorreva disperata in preghiera e in veglia.

Una volta abbiamo raccolto del legno alla deriva, acceso un fuoco,
la nostra pentola appesa come un firmamento,
l'isola sotto di noi era come il frangersi di un'onda.

La terra che ci sosteneva pareva reggersi
solo quando in ultimo l'abbracciavamo.
Tutto ciò che accadde là io credo sia stato una visione.

Traduzione di M. Benedetti

dmk

09:30
19 agosto 2009


Rose

Ospite

L'espressione ” fortuna letteraria” è particolarmente idonea a descrivere il percorso compiuto da Seamus Heaney nell'arco di un ventennio. L'assegnazione del premio Nobel per la Letteratura nel 1995 a questo autore, mentre rappresentava il massimo tributo ad un'arte poetica che aveva saputo guadagnarsi un successo di portata mondiale, focalizzava l'attenzione dell'opinione pubblica su tutta la poesia irlandese contemporanea prodotta nel nord dell'isola e dunque, in modo indiretto, sui primi seri tentativi di una sistemazione politica del conflitto civile in nord Irlanda.

E' legittimo affermare che la fama di Heaney sia in buona parte dovuta anche alla sua capacità di rendere conto intimamente di un fenomeno sociale quanto mai problematico e attuale. Nell'opera di Heaney infatti, la lirica personale affonda le sue radici nel sistema di valori della comunità interpretativa, rappresentando in tal modo la possibilità di una relazione feconda tra il poeta e la sua audience.

Non si tratta di un semplice sentimentalismo delle origini, ma di un preciso impegno etico nei confronti di una comunità da secoli in lotta per la difesa e il recupero della propria dignità, al costo della vita dei suoi stessi membri.

San Kevin e il merlo

E poi c'era San Kevin e il merlo.

Il Santo è in ginocchio dentro la sua cella

a braccia tese ma la cella è stretta.

Così deve sporgere il palmo irrigidito

come una trave maestra fuori dalla finestra

affinchè il merlo vi si posi

per deporre e preparare il nido.

Kevin avverte nel cavo della mano le uova tiepide,

il pettuccio, la testina dal piumaggio ravviato,

i piccoli artigli e, scoprendosi legato

alla rete della vita eterna,

è mosso a pietà: dovrà continuare a tenere la mano tesa

come un ramo fuori nella pioggia e nel sole per settimane

finchè la nidiata non uscirà dal guscio per prendere il volo.

E siccome l'intera cosa è stata comunque immaginata,

immagina tu d'essere Kevin. Come ti appare?

Dimentico di se stesso o in agonia perenne

dalla nuca fino agli avambracci doloranti?

Ha dita indolenzite? Avverte ancora le ginocchia?

Oppure, il nulla ottenebrato dell'oltretomba

s'è aperto un varco dentro di lui? Vaga lontano con la mente?

Solo e riflesso limpidamente nel profondo fiume dell'amore,

“Lavorare e non cercare ricompensa”, questa è la sua preghiera.

Una preghiera recita il suo corpo interamente

poichè ha dimenticato se stesso, dimenticato il merlo

e solo, sulla sponda, ha scordato il nome del fiume.

Un gesto apprentemente piccolo di pietà che diventa metafora di una lotta titanica, dove l'individuo dimentica se stesso e si vota interamente alla causa. Un'esperienza mistica per rappresentare la responsabilità del singolo nella lotta del suo popolo?

10:07
19 agosto 2009


sandra

Ospite

Ah! le mie care ziette, sempre prese dalla letteratura! Kiss

Ho letto che Heaney si trova in Italia in questi giorni, per ritirare non so quale premio.

Mi è piaciuta questa di lui:

Amanti di Aran

Le onde senza tempo, vetro spezzato, chiaro, filtrante,

giunsero abbaglianti fin dentro le rocce,

giunsero scintillanti, filtrando dalle Americhe

per possedere Aran. O fu Aran ad avventarsi

per lanciare ampie braccia rocciose attorno a un onda

che cedette abbassandosi con un soffice urto?

Fu il mare a definire la terra o la terra il mare?

Ognuno trasse nuovo significato dalle collisione delle onde.

Il mare si infranse sulla terra fino a sua completa identità.

16:30
19 agosto 2009


admin

Amministratore

messaggi3520

Grazie, ragazze, per i contributiLaugh

Isole di Aran

Where the sally tree went pale in every breeze,
Where the perfect eye of the nesting blackbird watched,
Where one fern was always green

I was standing watching you
Take the pad from the gatehouse at the crossing
And reach to lift a white wash off the wins.

I could see the vaccination mark
Stretched on your upper arm, and smell the coal smell
Of the train that comes between us, a slow goods,

Waggon after waggon full of big-eyed cattle.

Lavoro dei campi

Dove il salice imbiancava a ogni soffio di vento,
dove l'occhio perfetto del merlo intento al nido fissava, 
dove c'era sempre una felce verde

in piedi, fermo, ti guardavo,
prendevi il paniere dalla casa cantoniera, al passaggio a livello,
ti sollevavi per raggiungere il bucato steso sui rami.

Scorgevo il segno del vaccino
allungato in alto sul tuo braccio, annusavo l'odore di carbone
del treno merci che passava tra noi, lentamente,

un vagone dopo l'altro carico di bestiame dagli occhi grandi.

Traduzione di M. Benedetti

dmk



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