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2010 l'anno di Caravaggio

UtenteMessaggio

17:54
18 gennaio 2010


Rose

Ospite

Il 2010 delle grandi mostre sarà nel segno di Caravaggio, di cui si celebra il 4° centenario della morte.

Dal 18 febbraio, Le Scuderie del Quirinale ospitano infatti la rassegna di punta, che mette in fila una trentina di opere del Merisi (che non ne ha realizzate più di quaranta), e solo quelle storicamente accreditate come autografe, prestiti eccezionali dai maggiori musei del mondo. Dal Bacco degli Uffizi alle due versioni della Cena di Emmaus, dai Musici al Suonatore di liuto alla Deposizione dei Musei Vaticani, la mostra si preannuncia memorabile, di quelle capaci di richiamare centinaia di migliaia di visitatori, come non accade più ormai da diversi anni.

Dopo Roma sarà la volta di Firenze, dove dal 22 maggio agli Uffizi e alla Palatina di Palazzo Pitti verrà allestita «Caravaggio e i Caravaggeschi a Firenze», mentre dal 23 ottobre a Castel Sismondo di Rimini si potrà ammirare la mostra prodotta da Marco Goldin e intitolata «Caravaggio e altri pittori del Seicento, capolavori dal Wadsworth Atheneum di Hartford».

18:15
18 gennaio 2010


sandra

Ospite

18:19
18 gennaio 2010


Carmen

Ospite

sarebbe un'occasione da non perdere, grazie per l'informazione Rose.

Carmen

18:22
18 gennaio 2010


sandra

Ospite

Particolari di alcune sue opere… a dir poco, inquietanti. Surprised

21:15
18 gennaio 2010


Rose

Ospite

Grazie, Sandra! Smile

Genio e sregolatezza. Con Caravaggio tirare fuori il solito luogo comune è quanto mai facile. I biografi ci parlano di un personaggio irascibile, aggressivo e violento. Ranuccio Tommasoni che, secondo quanto riportano i documenti del tempo, cadde sotto i suoi colpi, non era  però uno sprovveduto. Era abile con le armi, proveniva da una famiglia con una lunga tradizione militare alle spalle e in fondo si stava battendo “alla pari”.

Ma l'omicidio del  1606 a Roma non era che uno dei tanti episodi di violenza di cui il grande pittore si è reso protagonista. Sembra che il nostro Caravaggio facesse di peggio, aggredendo anche gente inerme e sprovveduta e forse quello di Roma non era nemmeno il suo primo omicidio. Non per nulla qualche problemino con la legge lo aveva avuto anche a Milano e per questo si era dovuto spostare a Roma, dove poi uccise appunto Tommasoni.

Caravaggio poteva essere un tipico figlio del suo tempo, in cui l'aggressività era al limite accentuata dal suo attaccamento agli alcolici. Quindi abbiamo aggressività, violenza d'impeto, incontrollabile e imprevedibile perché non sempre giustificata dagli eventi e alcolismo. Ma non è tutto.

Caravaggio aveva anche una pessima cura di sé: mangiava male ed era trasandato nel vestire oltre i limiti della decenza e soprattutto in netto contrasto con le sue manie di grandezza. Si narra che un giorno mise abiti nuovi e li gettò solo quando divennero stracci.   Tutto questo può rientrare in una diagnosi psichiatrica piuttosto che in un'eccentricità da genio creativo. Un'ipotesi diagnostica formulata da esperti è stata quella di disturbo di personalità borderline, ma io penso che la schizofrenia paranoide proposta da Ronnie Mather, dell'Empire State College di Saratoga Springs, a New York, sia più efficace.

Secondo Mather questo tipo di psicopatologia ha cominciato a manifestarsi in Caravaggio alla fine dell'adolescenza, o al più tardi intorno ai 20 anni, ma non era evidenziabile nelle sue opere dell'epoca. Siamo infatti ancora a Milano con i suoi primi guai con la Legge. Probabilmente esplode intorno ai 25-27 anni, ai tempi di La testa della Medusa (1598) il che ci sta con il sottotipo paranoide di schizofrenia che ha di solito un esordio più tardivo. Già in quest'opera la decapitazione riporta alla paura di castrazione nell'interpretazione freudiana classica, segno che qualche problema irrisolto nella sua psiche, stava irrompendo nella sua produzione artistica, ma sarebbe soprattutto la violenza che da lì in poi comincia a emergere anche nei suoi quadri ad essere particolarmente significativa.

Il rapporto tra schizofrenia non adeguatamente trattata e violenza è del resto ben documentato anche nella letteratura medica dei nostri giorni. Basti pensare che una patologia di questo tipo se non curata porta a un tracollo e a una “deriva sociale” che oltretutto aggrava a sua volta la condizione. La tendenza a seguire i propri impulsi aggressivi spesso basati su deliri o allucinazioni soprattutto uditive piuttosto che a fatti reali, rendono gli attacchi violenti incontrollabili e imprevedibili agli altri. I quali però a volte approfittano dell'incapacità di questi pazienti di capire le reali intenzioni degli altri.   È infatti elevato anche il numero di crimini violenti di cui rimangono vittime, senza contare poi i tentativi di suicidio o i gesti automutilanti condotti con modalità particolarmente violente e improvvise, anche in questo caso dettate spesso da idee deliranti o voci allucinatorie.

A proposito di questi impulsi aggressivi etero ed autodiretti degli schizofrenici, Wilhelm Reich ha dato una spiegazione particolarmente interessante che prende in considerazione le sensazioni fisiche che vengono avvertite a livello di occhi e gola e i cui segni secondo Mather sarebbero rintracciabili anche nelle opere di Caravaggio.

21:25
18 gennaio 2010


sandra

Ospite

URCA, Rose! che fosse davveo così grave il nostro Caravaggio? Surprised

21:54
18 gennaio 2010


Rose

Ospite

In uno dei suoi tanti scritti, W. Reich riferì che “negli attacchi di auto- ed etero-aggressione degli schizofrenici hanno un ruolo cruciale le sensazioni fisiche che vengono esperite a livello degli occhi e della gola. Per Reich è come se i pazienti, ad un certo punto cominciassero a sentire un'incredibile energia salire dalla regione diaframmatica su fino alla gola portando a una spiacevole sensazione di soffocamento”. Quest'energia sarebbe però avvertita in maniera “psicoticamente distorta”, come se la sensazione fisica non appartenesse all'esperienza auto-percettiva di chi la vive, ma fosse qualcosa di alieno ed è proprio in questi momenti che gli attacchi al sé o agli altri potrebbero essere agiti. Inoltre, questi stessi attacchi sarebbero portati esattamente verso quelle parti del corpo, proprio o altrui, in cui tali sensazioni, sono più forti: la gola e gli occhi. Il senso di terrore che accompagna queste sensazioni è poi evidente anche agli osservatori.

Questi aspetti sarebbero evidenti nella Conversione di San Paolo della quale esistono due versioni.

Nella prima, un olio su tavola di cipresso scoperta di recente sotto a un altro dipinto grazie ad un studio radiografico, si vede Paolo accecato, teoricamente dal Divino che è qui ben manifesto e circondato da una luce abbagliante, ma la particolare posizione della lancia, allineata con il piano degli occhi di Paolo instilla il dubbio che sia proprio un colpo inferto con la lancia la causa del suo problema oculare. Questa sensazione di ambiguità potrebbe essere quella che ne ha decretato l'insuccesso e la necessità di farne un'altra.

Nella seconda il Divino non è evidente e la sua luce non è intensa come nella rappresentazione precedente, ma il terrore di Paolo è ugualmente percepibile. Secondo quanto riportato da Mather è come se la conversione e la stessa sofferenza oculare fissata nella chiusura delle palpebre fosse un fatto tutto interiore: nella visione reichiana un'autorappresentazione del vissuto di sofferenza proprio di Caravaggio laddove la prima versione era la rappresentazione della sofferenza inflitta ad altri, il tutto pur approfittando dell'occasione offerta dall'evento biblico. Nella Vocazione di San Matteo (1599 – 1600) conservata nella Cappella Contarelli presso la Chiesa S.Luigi dei Francesi a Roma, lo sguardo di Matteo sembra esprimere più uno stato di “trance”. “Perché io?” sembra dire, ma i suoi occhi non incrociano mai quelli del Cristo. La stessa luce divina non emana dal Cristo, ma da qualcosa che gli sta dietro. “Che sia una sorta di allucinazione di comando, come quelle che spesso gli schizofrenici percepiscono uscire dai televisori?” si chiede Mather nel suo articolo. Il dubbio c'è, visto che la mano abbandonata del Cristo (quella che ricorda il Dio creatori di Michelangelo citato anche nello sceneggiato) pur indicando chiaramente Matteo non è decisa.  

Nel Martirio di San Matteo, per quanto la scena non sia immediatamente violenta non lascia spazio a dubbi sul fatto Matteo, a terra già ferito, stia solo aspettando il colpo di grazia.
Si può sostenere che la violenza insita nelle opere di Caravaggio sia una diretta conseguenza dei tempi e dell'ambiente in cui viveva – in fondo i Martiri, le Crocefissioni erano scene che gli venivano commissionate – mentre la sua scelta naturalistica sarebbe frutto del suo genio rivoluzionario rispetto all'arte pittorica precedente.   Tuttavia Mather cerca di dimostrare che tutto questo potrebbe essere visto anche come il frutto dei processi mentali di un individuo malato. Vero è che la sua arte ad un certo punto cambia e non solo per la il tema ricorrente della decapitazione che potrebbe essere dovuta alla paura della condanna a morte (reale) che gli era stata inflitta – non a caso spesso la vittima nel dipinto è un autoritratto dello stesso Caravaggio – ma anche per la presenza costante di armi e oggetti affilati da usare come strumenti di offesa, ferite alla gola, fuoriuscite di sangue, che sono tutti pensieri ricorrenti anche nei pazienti schizofrenici di oggi. Quindi che la sofferenza dei Santi e/o delle vittime sia un po' la rappresentazione della sua sofferenza potrebbe anche essere plausibile.
Nei suoi dipinti questa ossessione per la gola e gli occhi c'è eccome. Nel secondo video,  sicuramente questa sensazione viene avvertita.

Fonte: Caravaggio and the Physiology of Schizophrenia

22:00
18 gennaio 2010


Rose

Ospite

Scusate, più ci metto mano, nel copia-incolla, più pasticcio. Meglio lasciarlo così. Mi pare comunque leggibile. Certo, sarebbe stato bello ingrandire le immagini …

Forse Daniela, coi suoi potenti mezzi e quando avrà tempo ed energie …WinkSmileKiss

22:06
18 gennaio 2010


sandra

Ospite

Rose, m'è venuta l'angoscia a leggere 'sta roba. Frown

22:08
18 gennaio 2010


Rose

Ospite

Ti capisco, Sandrina … però è innegabile che nei quadri di Caravaggio ci siano questi elementi inquietanti e ricorrenti.

22:30
18 gennaio 2010


admin

Amministratore

messaggi3520

Trovo le due Conversioni altamente drammatiche. E noto l' aderenza dei dipinti al testo (Atti degli Apostoli, 9, 3-8) in cui in cui San Luca narra l'episodio con grandiosa efficacia, mettendo in rilievo la luce che improvvisamente brillò in cielo, lo sgomento dei presenti che "udivano la voce ma non vedevano nessuno" e la cecità di Saulo: "sebbene i suoi occhi fossero aperti, non vedeva niente".  

dmk

22:50
18 gennaio 2010


Rose

Ospite

Grazie, Daniela. Sei meglio della 'fatina buona' Kiss

Nella Conversione di Saulo colpisce la prospettiva, assolutamente inusuale, col corpo del cavallo così in primo piano e la posizione di Saulo a terra … una scena molto drammatica.

22:55
18 gennaio 2010


admin

Amministratore

messaggi3520

Infatti vi predomina, per così dire, il cavallo che scavalca il corpo di Saulo, quasi attento a non calpestarlo.

dmk

22:56
18 gennaio 2010


francmec

Ospite

Ho già avuto occasione di visitare una mostra su Caravaggio, alcuni anni fa, in cui erano esposte tutte le principali opere.

A parte la lunga attesa fuori in una coda spaventosa, che fu mostrata al telegiornale per la sua straordinarietà, direi che ne valse davvero la pena.

I quadri di Caravaggio possiedono una potenza drammatica che la vista dal vivo, davanti al quadro con le sue reali dimensioni, rende molto meglio di quanto possa fare la riproduzione in un libro.

Per esempio, nel vedere una delle due tele con la "Cena in Emmaus", fui colpito moltissimo dal paniere sul bordo anteriore della tavola, che sembra sporgere all'esterno del quadro, effetto che non si coglie, se non in forma molto attenuata, osservandolo in una foto di piccolo formato:

22:57
18 gennaio 2010


Rose

Ospite

Non andate via. Devo fare una cioccolata calda a Roberto. Smile 

22:59
18 gennaio 2010


francmec

Ospite

Ops, la figura si è ristretta e allungata!

Così sembra più El Greco!

23:02
18 gennaio 2010


francmec

Ospite

Cioccolata calda?

Consiglio di "arricchirla" con un po' di liquore Strega!

Mi raccomando: bella densa! (io la faccio bollire sette volte)

23:09
18 gennaio 2010


admin

Amministratore

messaggi3520

LaughLaughLaugh

questa la "misura" massima che il form consente, Francesco, senza che l' immagine si deformiLaugh

dmk

23:13
18 gennaio 2010


francmec

Ospite

Grazie! Laugh

Rimango in obbligo! Laugh

23:14
18 gennaio 2010


Rose

Ospite

CIOBAR, gusto gianduia, con panna montata!!!

Daniela, se ogni tanto facciamo la pubblicità a qualcuno, forse troviamo dei finanziatori, che dici? Wink Col numero di visitatori che abbiamo giornalmente … dai! che facciamo “li sordi”!



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