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Il bambino che parlava con il vento di M. Staderoli

UtenteMessaggio

15:57
14 maggio 2009


admin

Amministratore

messaggi3520

”Papà mi racconti una storia?”

A Marco piacevano molto le storie di suo padre, perché avevano un qualcosa di magico che lui, a sette anni, percepiva chiaramente, anche se però talvolta non capiva cosa raccontasse veramente .

“Mettiti a letto, Marco. Stasera ti racconterò la storia del bambino che parlava con il vento, che ho incontrato tanti anni fa, quando ancora non conoscevo la mamma e tu non eri ancora nato.”

“Davvero papà lui parlava con il vento? Ed il vento gli rispondeva?”

“Ascolta e lo saprai. “

Marco si accoccolò sotto le coperte tutto eccitato per la curiosità

“Molti anni fa, in una città lontana da qui, viveva un bambino che amava passare i suoi giorni sotto un ponte lungo il fiume. Ogni giorno era lì, seduto sull'argine e se ne andava soltanto la sera.

Era vestito male come i vagabondi, ma non aveva l'aria di esserlo. Non era tanto piccolo, ma non sembrava nemmeno grande, poteva avere undici o dodici anni ed era magro , con un viso simpatico ed uno sguardo attento. Mi accorsi di lui perché gesticolava  e parlava da solo; non come fanno i matti, con quel loro modo sgangherato di muoversi, bensì come se stesse veramente parlando con qualcuno.

“Ma era matto, papà?”  Il bimbo ascoltava attento la storia, un po' spaventato da questo strano personaggio.

“Non sembrava affatto matto, Marco. Parlava normalmente, come fanno il papà e la mamma fra di loro, solo che lui parlava con nessuno”.

“Allora parlava con il vento?”

“Proprio così. Stava parlando con il vento. Vedi, quel bambino non parlava mai con nessuno, perché era abituato a non essere ascoltato. Il suo papà e la sua mamma non parlavano mai con lui e soprattutto non lo ascoltavano mai quando parlava. E' brutto, sai Marco, quando nessuno ti ascolta.

“Eh, si ” annuì il piccolo scuotendo la testa.

“Il bambino provò molte volte a parlare con i suoi genitori, ma questi non rispondevano alle sue domande, non lo guardavano mai negli occhi, sembrava proprio che lui non ci fosse”.

“Come fate tu e la mamma quando io vi faccio arrabbiare?” interruppe Marco con l'aria furba.

“Più o meno così, ” rispose il papà sorridendo  “però i suoi genitori non lo ascoltavano proprio mai. E piano, piano, il bimbo smise di parlare, non solo con loro, che non se ne accorsero nemmeno, ma con tutti, con gli amici e a scuola.     La maestra ne parlò con i genitori che non sapevano cosa fare.

“Non parlava neanche ai suoi fratellini?” chiese Marco con un pizzico d'angoscia, temendo in cuor suo che forse un giorno anche lui avrebbe smesso di parlare con la sua sorellina e con il suo papà e la sua mamma.

” Non aveva fratelli, era figlio unico. “

“come te! ” esclamò Marco, contento di aver trovato un collegamento con la vita reale, anche se non capiva se servisse a qualcosa.

” Si, come me. A causa di questo suo silenzio,  i medici decisero di ricoverarlo in ospedale per vedere se era matto.

All'ospedale  il bambino  continuò a rimanere in silenzio, estraneo a tutto ciò che lo circondava. Passava le sue giornate guardando fuori dalla finestra, osservandole passare attraverso la sua piccola stanza.

Un medico africano, che lavorava in quell'ospedale in attesa di ritornare nella sua terra, prese a cuore quel piccolo bambino muto, e, dopo aver cercato inutilmente di interessarlo con libri e storie, una sera d'estate lo portò in giardino e gli parlò dolcemente “Ho capito chi può prendersi cura di te, bambino mio” disse tenendolo sulle ginocchia ” Vedi, nel mio paese, in Africa, molti bambini non hanno più i genitori, uccisi dalla guerra civile. Bene, questi bambini  parlano con il vento.

“Certo” continuò il medico “non guardarmi così. Hai mai provato a parlare con il vento? no? dovresti farlo. Il vento conosce molte storie, e molte ama ascoltarle.”

Detto ciò, il medico rientrò nell'ospedale lasciando il bimbo sotto il cielo stellato.”

” Che dottore strano! ” commentò Marco, sempre più incuriosito, in trepida attesa degli sviluppi magici che la storia faceva presagire.

“quella sera non c'era un filo di vento” riprese il papà “ed il bimbo rimase molto tempo ad osservare il cielo. Poi, tutto d'un tratto, disse sottovoce “ciao” guardando davanti a sé.”

“e il vento gli ha risposto! ” commentò Marco tutto eccitato.

“proprio così, Marco. Subito si sollevò una leggera brezza che accarezzò il viso del bambino, ed a lui parve di udire un ciao sussurrato. Insomma, Marco, il bambino incominciò a parlare con il vento. Gli raccontò i suoi sogni, gli parlò di sé, di quanto volesse essere amato ed ascoltato.”

“Poverino” sentenziò Marco, rattristato ma allo stesso tempo contento di avere tanta gente che lo amava e lo ascoltava.

“ed il vento prese a raccontargli storie fantastiche, storie di paesi lontani che lui aveva visitato; gli raccontò dei pirati del Madagascar, e di come difesero il loro tesoro dai mostri marini; Gli raccontò la storia di Ulisse e dei Ciclopi, che il vento conobbe mille e mille anni prima, ed il bimbo ascoltava rapito ed attento.

Raccontò al vento che lui amava Paperino perché, come lui, era sfortunato. Ma il vento gli rispondeva di non disperare, che anche lui un giorno sarebbe diventato grande, amato ed ascoltato.”

“Anche tu, papà, mi hai raccontato la storia dei pirati e dei ciclopi” notò Marco con aria pensosa.

“certo” gli rispose il papà con un sorriso “sono storie famose.. Poco alla volta, il bimbo decise di riprendere a parlare anche con gli altri. I suoi genitori ne furono contenti, soprattutto perché potevano dire di avere un figlio normale. I medici furono molto soddisfatti, e decisero di dimetterlo dall'ospedale. Il dottore africano era tornato al suo paese, ma prima di andarsene, un pomeriggio di pioggia prese in disparte il bimbo e gli augurò buona fortuna, sorridendo ed indicando il cielo. Il bimbo riprese la sua vita di tutti i giorni. Tuttavia, dopo la scuola, iniziò ad andare sotto quel ponte per continuare a parlare con il vento, tanto a casa i genitori avevano ripreso a non ascoltarlo.

Sotto il ponte, lungo il fiume, il vento ed il bambino continuarono a raccontarsi le loro storie, storie di draghi e di mostri, di popoli lontani che amavano mangiare i nemici, di extraterrestri con la testa da rana, di grandi battaglie nei mari lontani e di cartoni animati visti in tivù.”

Marco sbadigliò, presagendo che la storia fosse giunta al termine

“Ma non è finita qui” disse il papà . “Un giorno, all'improvviso, il bambino sparì. Nessuno lo vide più sotto il ponte. Chi diceva fosse partito, chi diceva fosse tornato in ospedale, chi addirittura diceva fosse annegato nel fiume. Ma tutti si accorsero di una cosa molto strana.”

“Che cosa?”  domandò Marco con la voce che tradiva il sonno incombente.

“Sotto il ponte non soffiava mai il vento. Anche nei giorni di pioggia, durante il temporale, quando il vento sbatteva  impetuoso gli alberi e le persiane di casa, sotto quel ponte regnava la calma.”

Marco si era addormentato, ma suo padre non se ne accorse.

“Il vento se ne era andato con lui” concluse guardando in alto. “Buonanotte, figliolo.”

Si accorse che Marco stava dormendo, gli rimboccò le coperte , spense la luce ed uscì dalla stanza.

Fuori pioveva. Il papà di Marco aprì la finestra per chiudere le imposte, quando una bava di vento serale gli accarezzò il volto.

“Certo che ha capito, Marco è un bambino molto intelligente” disse l'uomo.

Un altro refolo gli mosse i capelli.

“Buonanotte anche a te” disse sorridendo il papà di Marco e chiuse la finestra.

Massimo Staderoli

DA: CASCINA MACONDO

Centro Nazionale per la Promozione della Lettura Creativa ad Alta Voce

Borgata Madonna della Rovere, 4  -  10020 Riva Presso Chieri (TO)

tel/fax  011/9468397  -  [email protected]  - 

sito web: http://www.cascinamacondo.com

dmk

20:10
14 maggio 2009


Rose

Ospite

Una bella fiaba.

 Ho fatto un salto sul sito della cascina macondo. Organizzano corsi di lettura ad alta voce. Interessante. A Torino, però …Frown 4 domeniche piene, per 300 euro. Surprised

21:38
14 maggio 2009


admin

Amministratore

messaggi3520

A dir la verità, io l' ho sentito più come un racconto – con molto da spartire con il fantastico – che una fiaba nel vero senso della parola. E, per questo motivo, l' ho postata in “prosa”.

Penso dipenda dalla chiave soggettiva di lettura. Ma la cosa è ininfluente, a mio parere. Magari è un racconto con una fiaba dentro.

Sono lieta che il lavoro ti sia piaciuto. Io l' ho trovato rassicurante e rasserenanteSmile

dmk



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