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Dal Verga: La lupa

UtenteMessaggio

16:55
16 febbraio 2009


Rose

Ospite

“La lupa” è la tipica novella verista. Ambientata in una Sicilia popolare e contadina, non presenta antefatti né commenti dell'autore. Assistiamo alla vicenda, come se fosse un dramma che avviene sotto i nostri occhi.

E' la storia di una donna, emarginata dal paese, perchè diversa. Oggi la si definirebbe 'trasgressiva', una “Bocca di rosa” ante litteram. Naturalmente, la trasgressione all'ordine costituito non è qualcosa che la gente di un piccolo paese siciliano della fine '800 possa perdonare facilmente.

Di cosa è colpevole, alla fine? La Lupa non si accontenta di un solo uomo, ma “ruba” i mariti delle altre. Persino il parroco del paese, “un vero servo di Dio, aveva perso l'anima per lei”. La Lupa non rispetta neppure la convenzione dell'età e attira anche uomini molto più giovani. Ad un certo punto, intreccia una relazione quasi incestuosa col marito della figlia, che non sa più cosa fare, per liberarsi dall'incantesimo.

Siamo molto lontani dal tipico personaggio femminile della letteratura italiana e anche dall'idea aborgese della donna come angelo del focolare. Gli occhi della Lupa non sono un elemento stilnovistico, attraverso cui la donna può suscitare sentimenti puri e nobili, ma sono “occhi di satanasso”, con i quali la Lupa si tira dietro gli uomini, come ammaliandoli.

Non è un caso che questa donna venga accostata ad elementi naturali che suscitano sgomento: “Aveva l'andare randagio e sospettoso della lupa affamata”; oppure, la vediamo, mentre va incontro all'uomo che sta per ucciderla “con le mani piene di papaveri rossi, mangiandoselo con gli occhi”.

Sembra quasi una vittima sacrificale, ma in effetti, si offre, come per godere anche di questo momento terribile. Amore, passione, morte: l'annullamento nell'amato e per mano dell'amato è quasi inevitabile.

In fondo, quella della Lupa è una morte eroica. In questa novella, i vinti sembrano essere gli uomini, presentati come se non avessero una volontà propria e fossero semplici vittime del fascino oscuro della donna.

Curioso anche il tentativo della figlia della Lupa di ricorrere alla forza pubblica, per impedire il proseguo della relazione fra la madre e il marito. Quest'idea del brigadiere, garante della moralità del paese, ci fa un po' sorridere,

In un'epoca e in un ambiente diversi, la Lupa sarebbe stata semplicemente una donna dotata di un notevole 'sex appeal', che avrebbe esercitato il suo fascino sugli uomini, senza curarsi delle convenzione o della moralità.

Nel nostro tempo, per esempio, la Lupa avrebbe avuto tutte le carte per diventare un personaggio televisivo di successo. Immaginiamola come la descrive il Verga: “alta, magra, con un seno fermo e vigoroso, da bruna; due occhi grandi e delle labbra fresche e rosse che vi mangiavano”.

Uniamo l'atteggiamento un po' ombroso e aggressivo … I curatori d'immagine non avrebbero avuto molto da aggiungere: la Lupa sarebbe stata perfetta, così com'era.

18:30
16 febbraio 2009


sandra

Ospite

Da come la descrivi questa Lupa, mi hai fatto venire voglia di leggerla.

Grazie, zietta! Kiss

19:21
16 febbraio 2009


admin

Amministratore

messaggi3520

Per una scelta di novelle di Verga, inclusa La lupa, segnalo:

http://www.liberliber.it/bibli…..l/lupa.htm

Mi sento di dire che, come Fantasticheria rappresenta il manifesto programmatico della svolta nella produzione verghiana, così la La lupa costituisce la spina dorsale di Vita dei campi. Il personaggio è lontano anni luce dai personaggi femminili usualmente presentati, il naturalismo francese, filtrato dalla visione del Capuana, mette in condizione Verga di scrivere poche pagine di grande intensità, di fortissima caratterizzazione, evocando l' immagine di una donna che spartisce l' istinto del lupo sempre in cerca della preda. Fine del romanticismo. Della debolezza femminile, della ritrosia, della dolcezza (piuttosto incarnati dal personaggio della figlia della Lupa). Emerge la naturalità della passione, portata al massimo, fino al punto in cui solo una fine, e solo quella, può essere possibile.

Una tragedia, quindi, non dell' amore, ma della passione ferinamente divorante. Un racconto costruito splendidamente, anche per via del linguaggio che Verga dosa e sceglie con assoluta perizia. Da leggere e rileggereSmile

dmk

21:04
17 febbraio 2009


admin

Amministratore

messaggi3520

“…Egli era davvero un brutto ceffo, torvo, ringhioso, e selvatico. Al mezzogiorno, mentre tutti gli altri operai della cava si mangiavano in crocchio la loro minestra, e facevano un po’ di ricreazione, egli andava a rincantucciarsi col suo corbello fra le gambe, per rosicchiarsi quel po’ di pane bigio, come fanno le bestie sue pari, e ciascuno gli diceva la sua, motteggiandolo, e gli tiravan dei sassi, finché il soprastante lo rimandava al lavoro con una pedata. Ei c’ingrassava, fra i calci, e si lasciava caricare meglio dell’asino grigio, senza osar di lagnarsi. Era sempre cencioso e sporco di rena rossa, che la sua sorella s’era fatta sposa, e aveva altro pel capo che pensare a ripulirlo la domenica. Nondimeno era conosciuto come la bettonica per tutto Monserrato e la Caverna, tanto che la cava dove lavorava la chiamavano «la cava di Malpelo», e cotesto al padrone gli seccava assai. Insomma lo tenevano addirittura per carità e perché mastro Misciu, suo padre, era morto in quella stessa cava…”
 


Capolavoro del Verismo, Rosso Malpelo rappresenta la povertà e lo sfruttamento nella Sicilia alla fine del XIX secolo. L’ infanzia negata, la disumanizzazione costituiscono gli elementi portanti della storia di un adolescente, condannato dai pregiudizi e dalla violenza della gente  all’emarginazione e ad una fine tragica. Il tutto guardato dall’ autore con occhio distaccato e oggettivo, senza alcun intervento o commento, fatto questo che rende la vicenda narrata ancor più tragicamente cruda.


dmk



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