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Antonio di Jacopo Benci

UtenteMessaggio

21:39
28 febbraio 2010


admin

Amministratore

messaggi3520

Antonio di Jacopo Benci, detto il Pollaiolo, nacque a Firenze nel 1431 circa.
I suoi primi lavori sono opere in oreficeria nelle quali è già evidente la tendenza dell'artista all'uso plastico dinamico della linea che si ritrova anche nelle sue opere di pittura, per esempio nel dipinto con la comunione di Santa Maria Egiziaca della Pieve di Staggia.
Ma questo uso della linea è soprattutto evidente nella rappresentazione di corpi nudi per esempio nelle opere Danza nudi Battaglia di nudi
Nel 1460 eseguì per Piero de Medici tre quadri rappresentanti: Fatiche d'ErcoleErcole e Anteo, Ercole e l' Idra
Eseguì anche numerosi ritratti tra i quali il Ritratto di Gentildonna che si trova al museo Poldi-Pezzoli di Milano.
Tra le altre opere di pittura ricordiamo: il Martirio di San Sebastiano che si trova alla National Gallery di Londra e il ratto di Dejanira che si trova al museo Jarves a New Haven.
L'artista morì a Roma nel 1498. 

dmk

22:18
28 febbraio 2010


francmec

Ospite

Sicuramente un grande artista, il Pollaiolo, che a quest’ora fa venire voglia anche di un bel polletto, magari allo spiedo. Colgo l’occasione per proporre uno spunto che traggo da un libro che sto leggendo.
Il ritratto della gentildonna, una delle sue opere maggiori, per quanto di non certa attribuzione, è il classico esempio di rappresentazione rinascimentale. La donna pare essere colta non in un momento specifico, ma in una dimensione “metastorica”, priva, cioè, sia di un riferimento temporale, sia di una dinamicità che faccia supporre un movimento o uno stato d’animo contingente. Il rinascimento, infatti, è l’epoca di quel tipo di perfezione derivato dal mondo classico, che non ammette cambiamenti. Così, per esempio, erano i templi greci, concepiti con tutti gli accorgimenti ottici in grado di eliminare “fughe” prospettiche e quelle forme di movimento che violassero la perfetta immutabilità dell’ “Uno” parmenideo. Visitando un tempio greco, come una chiesa del rinascimento, si ha l’impressione che, tolta la costruzione, lo spazio interno debba rimanere cristallizzato sul posto, definito e misurabile come prima. Così è anche con la poesia, infatti durante il rinascimento prevale il sonetto, caratterizzato da una struttura compiuta in se stessa. Diverso è il caso del medio evo, dove le chiese gotiche offrono alla vista uno spazio che si riconfigura continuamente, muovendosi all’interno dell’edificio, e dove la poesia, si veda Dante, ha una costruzione che tende all’infinito. Così sarà anche nel barocco, per cui se si prende in esame un ritratto di Rembrandt, pare che il personaggio si animi, stia per muoversi o si sia appena mosso, sospinto da una pulsione interiore alla dinamica della vita.

10:25
1 marzo 2010


Rose

Ospite

Ci avevano fatto dei francobolli, dalle opere riportate Surprised

  

15:20
1 marzo 2010


Pietro

Ospite

Un artista interessante. Anche le spiegazioni Di Daniela e francmec. Il senso di staticità e perfezione è reale, nel ritratto di gentidonna.



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