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Corso di poesia per poeti analfabeti

UtenteMessaggio

20:57
26 febbraio 2009


Filippo

Ospite

Mi limitai a dirgli: “Non preoccuparti. Non importa se non sai leggere e scrivere. Io scriverò per te: metterò su un foglio di carta i tuoi versi, e poi te li restituirò con tutto il foglio, così rimarranno a te e conserverai in tasca la tua poesia.”
La proposta sembrò interessarlo, non fosse altro che per curiosità.
“Iniziamo, Don Giuseppe… dimmi, secondo te, cos’è l’amore.”
Don Giuseppe iniziò a parlare, ed io scrivevo. Alla fine gli lessi quello che avevo scritto:

“L'amore è come un grosso macigno
che ti pressa lo sterno.
Però non è dolore: è patimento,
ma non ti azzarderesti mai ad allontanarlo.
Non mangi più, perché non esiste mangiare
che ti possa saziare da questa grande fame;
non bevi più, perché per questa grande sete
non basterebbe neanche l’acqua che è nel mare.
Ti basta solo sentire il tuo respiro,
e sai che ancora vivi in questo mondo;
e se l’amore tuo ti corrisponde,
capisci perché ancora sei in vita, e sei contento.”

Finita la lettura, Don Giuseppe rimase un po’ perplesso. Volle che la rileggessi ancora una volta, e poi mi disse:
“ma accussì cu ‘u capisci ca è ‘na puisia? E d’unni si capisci ca è d’amuri?” (ma così chi lo capisce che è una poesia? E da dove si evince che è d’amore?)
“Scrivila comu parru iu, fammi ‘u favuri, sennò strazza ‘sta carta. Cu ‘u sa? Forsi è ppi chissu ca nun m’haiu ‘mparatu a scriviri: pensi di ‘na manera, e dopu scrittu, leggi tutt’autra cosa, e nun ci capisci nenti…” (Scrivila come parlo io, fammi questo favore, altrimenti strappala quella carta. Chi lo sa? Forse è per questo che non ho mai voluto imparare a scrivere: pensi in un modo e, dopo scritto, leggi tutt’altra cosa, e non ci capisci più nulla).

Gliela riscrissi come lui l’aveva pensata e detta.

“L’amuri è comu un grossu massu,
ca ti teni munciuta ‘a ‘ucca ‘i l’arma.
Però nunn’è duluri: è patimentu,
e nun ti risichii di ‘lluntanallu.
Nun mangi cchiù, pirchì nun c’è mangiari
ca ti pò saziari ‘sta gran fami;
nun vivi cchiù, pirchì ppi ‘sta gran siti
nun basta mancu l’acqua di lu mari.
Ti basta sulu sentiri ‘u tò sciatu
e sai ca ancora campi ‘nti stu munnu;
e si l’amuri tò ti duna cuntu,
capisci pirchì campi, e si cuntentu.”

Sorrise triste, mi guardò con dolcezza, e facendo per girarsi e andarsene, mi disse:
“ Mi piaci! Ora la ricanusciu! …cridìa ca ’u duluri ‘nta ‘ucca ‘i l’arma, ccu l’anni assu passatu, ma ora sacciu ca ‘u massu è sempri dda, e nun si tuculìa mancu cch’e bummi!” … dammilla sta carta! (Mi piace, ora la riconosco! …credevo che il dolore allo sterno -nella bocca dell’anima- col tempo sarebbe passato, ma ora so che il masso è sempre lì, e non si smuove neanche con le bombe!) … dammela questa carta!

21:35
26 febbraio 2009


Rose

Ospite

Aveva ragione don Giuseppe, Filippo. I suoi versi sono più poetici in dialetto. Però non è detto che sia sempre così. Ci sono anche traduzioni 'felici'.

La morale del tuo racconto forse è che il poeta deve esprimersi come sa, senza usare  un linguaggio ricercato che non rispecchierebbe più il suo animo.

Su questo concetto, sono d'accordo solo in parte … ma se ne può parlare. Smile

21:59
26 febbraio 2009


Filippo

Ospite

Possiamo parlarne in qualsiasi momento, Rose.Smile

La morale che hai colto tu è leggermente diversa, secondo me.

Capisco anche che non sia facilissimo cogliere il messaggio di chi ha scritto il pezzo (in questo caso io), semplicemente perchè il realtà non avevo massaggi da inviare o morale da trasmettere.

Ribadisco nella poesia un concetto mio personalissimo, di chi ha vissuto profondamente il proprio dialetto, di chi pensa in dialetto, di chi lo ha parlato fin dalla primissima infanzia e lo parla tuttora, e lo studia e lo ama.

Secondo me e la mia esperienza, l'emozione, quando è emozione vera, è ..in dialetto. Trasportarla in un'altra lingua, può addirittura arricchire la poesia, renderla ancora più bella, più emozionante, ecc. ma solo per chi leggerà. Intento nobilissimo e gratificante al massimo, ma don Giuseppe, o FilippuzzuSmile continuerà a sentire quel peso 'nta 'ucca 'i l'arma, non nello sterno o nel petto o nella bocca dell'anima.

E' un po' come la nenia che cantava tua madre… l'emozione è il ricordo di quel suono, di quella cadenza, di quelle parole che, tradotte in altra lingua, renderebbero come significato forse, ma non potrebbero mai riprodurne il suono “saporito”. Quello appartiene alla tua anima bambina. E' solo tuo. Come è solo di don Giuseppe, o di Filippuzzu Smile

E' chiaro che si tratta di un mio personalissimo parere.

Sabbenedica.Wink

22:04
26 febbraio 2009


admin

Amministratore

messaggi3520

l' immediatezza del linguaggio, del "tuo" linguaggio, la consuetudine con i tuoi suoni, vocaboli e ritmi, sono spesso il fondamento di ogni espressione, anche di quella poetica che diviene così espressione compiuta di sé

dmk

07:29
27 febbraio 2009


sandra

Ospite

Miiiiiiiii!!! Quindi è il don Peppuzzo che è in te a scrivere quelle belle cose, Philip! Kiss

Svelato l'arcano!  Surprised

11:23
27 febbraio 2009


Rose

Ospite

Facendo attenzione a non sfiorare la bolla/boccia di sandra, vorrei rispondere a Filippo.

Non a caso, si parla di 'lingua-madre', Filippo. La prima lingua che impariamo ci parla direttamente al cuore e ci è madre. Di solito è la stessa che la nostra mamma letterale ci ha parlato i primi anni di vita. Non mi stupisco dunque che il tuo animo senta in siciliano. Purtroppo, mia madre, a di là di qualche nenia e storia, ci parlava in italiano. Il dialetto siculo evoca in me solo delle emozioni vaghe, legate all'infanzia e a mia madre. Ne apprezzo però molto la musicalità e la freschezza.

Non escluderei la capacità di pensare, sognare, pregare e quindi anche comporre poesie in più lingue, per chi ne è stato a contatto fin dall'infanzia.

Le lingue esercitano un grande fascino: sia le  analogie che presentano, che le espressioni che hanno senso solo in una particolare lingua. E' un mondo sorprendente, quello della parola e noi Italiani abbiamo il privilegio di aver sviluppato una miriade di dialetti che sono lingue vere e proprie. Un vero patrimonio culturale da salvaguardare. Smile

12:46
27 febbraio 2009


admin

Amministratore

messaggi3520

A proposito di "lingua madre":

from Search For My Tongue 

You ask me what I mean 
by saying I have lost my tongue. 
I ask you, what would you do 
if you had two tongues in your mouth, 
and lost the first one, the mother tongue, 
and could not really know the other, 
the foreign tongue. 
You could not use them both together 
even if you thought that way. 
And if you lived in a place you had to 
speak a foreign tongue, 
your mother tongue would rot, 
rot and die in your mouth 
until you had to spit it out. 
I thought I spit it out 
but overnight while I dream,

 

 

 

 

 

 

 

t grows back, a stump of a shoot 
grows longer, grows moist, grows strong veins, 
it ties the other tongue in knots, 
the bud opens, the bud opens in my mouth, 
it pushes the other tongue aside. 
Everytime I think I've forgotten, 
I think I've lost the mother tongue, 
it blossoms out of my my mouth

Sujata Bhatt 

 In cerca della mia lingua 

Mi chiedete che cosa voglio dire 
quando dico d' essermi persa la lingua. 
Vi chiedo, che cosa fareste, voi 
se aveste due lingue in bocca, 
e aveste perso la prima, la lingua madre, 
e non poteste conoscere davvero l' altra, 
la lingua straniera. 
Non potreste usarle insieme 
anche se l' avete creduto. 
E se viveste in un luogo in cui foste obbligati 
a parlare una lingua straniera, 
la vostra lingua madre si guasterebbe, 
e vi morirebbe in bocca 
finchè dovreste sputarla via. 
Penso d' averla sputata via 
ma di notte mentre sogno, 

———

essa ricresce, si allunga la radice 
di un germoglio, cresce umido con forti vene, 
l' altra lingua annoda, 
la gemma schiude, la gemma mi si schiude in bocca, 
spinge da parte l' altra lingua. 
Ogni volta che penso d' averla dimenticata, 
che penso d' aver perduto la lingua madre, 
lei mi rifiorisce in bocca.

dmk

14:06
27 febbraio 2009


Rose

Ospite

Che bella, daniela, questa poesia che è bella anche nei caratteri!

"E se viveste in un luogo in cui foste obbligati 
a parlare una lingua straniera, 
la vostra lingua madre si guasterebbe, 
e vi morirebbe in bocca 
finchè dovreste sputarla via. 
Penso d' averla sputata via 
ma di notte mentre sogno, 

essa ricresce, si allunga la radice 
di un germoglio, cresce umido con forti vene …"

Questa cosa mi ha ricordato la difficoltà che incontravano decenni fa i bambini che, abituati a parlare solo il dialetto, in casa, a scuola si trovavano davanti, praticamente, una lingua straniera! Come venivano mortificati!

Tutt'ora, le persone anziane che parlano prevalentemente il dialetto, si sentono in difficoltà, con l'italiano. Eppure, nella loro 'lingua madre', si esprimono benissimo, senza errori né inciampi. E' un bene che la poesia abbia ridato ai dialetti la dignità che meritano. Smile

14:54
27 febbraio 2009


admin

Amministratore

messaggi3520

ho sentito solo ieri che i dialetti italiani, in particolare di alcune zone della Sardegna e dell' Emilia, stanno scomparendo. Se è vero, si tratta di una vera perdita di un patrimonio culturale.

dmk

16:42
27 febbraio 2009


Rose

Ospite

Per fortuna, daniela, c'è una generale rivalutazione dei dialetti e di tutto il background culturale delle nostre regioni. Lo sapete, vero che c'è una Wikipedia napoletana? ed anche una lombarda Smile e conosco un letterato napoletano che sta traducendo la Divina Commedia nel suo dialetto … Non tutto è perduto, dunque! Smile



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