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UtenteMessaggio

20:05
12 aprile 2011


admin

Amministratore

messaggi3520

Ma adesso io, ecco, guarda, no dico, guarda bene mi prendo le mie…, come le hai chiamate? carabattole? Sì, carabattole. E me ne vado. Non c’ è bisogno che tu dica altro, che tu faccia altro. Vado via. Va bene così? Ti lascio casa libera e vorrei fare terra bruciata dietro di me. Perché questo è il disastro vero. Che anche quando sarò lontana, tu sarai con me. Tu, la tua presenza soffocante, il tuo amore, se amore è stato tutto questo.

Questo volermi tenere imbavagliata, legata alle tue aspettative, questo volere che io viva la tua vita senza nessun rispetto per la mia.

Perché anch’ io ho una mia idea di vita, sai?

E se le mie idee non corrispondono alle tue, non credo tu abbia il diritto di calpestarle.

Lo so. Lo so. Il dovere.

Ho il dovere di conformarmi. Lo hai sempre detto. Lo hai strillato da sempre.

No.

Ecco. Adesso te lo dico chiaro e tondo. Io non sto più a questo gioco.

Che cosa? Che cosa dici? Tu ti sei conformata sempre?

Mi spiace per te. Hai mai pensato d’ aver sbagliato?

No? Sicura? Sei sicura? Pensaci.

Non sbagliavi anche quando, così scontenta, ti rinchiudevi a riccio intorno alle tue convinzioni, nell’ alone giallognolo dell’ insoddisfazione, del timore del mondo reale, tutta tesa a dar corpo a infinite malinconie? A trasmettere infinite malinconie.

Guarda fuori: piove. E’ una giornata d’ autunno, è giusto che piova. Ma tu solo questo vedi, che piove. Non vedi i colori che son tutti una fiamma e ti aspetti che anch' io veda sola l’ acqua che bagna il grigio.

Sai quante volte avrei voluto uscire con tuta e scarpe da ginnastica e il cappuccio ben stretto intorno al capo e allacciato intorno alla gola per andarmene sotto gli alberi con tutte le loro foglie dorate, giallo oro, rossastre, attaccate ancora con un filo di vita al ramo, così tremule e tenaci e camminare lontano dalle luci dei viali, lontano dalle vetrine dei negozi, e comprare al forno che sta là in fondo, verso la Madonnina, un pezzo di crescenta, magari una piadina, e mangiarla calda mentre mi pioveva addosso?

Il raffreddore, dici? Mi sarei presa il raffreddore. Forse. Può anche darsi di no.

Ecco, vedi: non posso più continuare ad aspettare la tegola che tu da sempre dici mi cadrà sulla testa. Se non farò la brava bambina coscienzosa. Ho camminato troppo a lungo a testa bassa, incassata fra le spalle, magre, sì lo so, ho le spalle magre, c’ è di peggio, e adesso non intendo continuare più.

No, non dire altro. Perché delle cose che forse non capisci, che di certo non condividi, sai vedere solo il lato negativo. Non ne hai il diritto, di spaventarmi. Di frastornarmi con quello che capiterà, potrebbe capitare, non si sa se capiterà, ma comunque bisogna comportarsi come si fosse sicuri che capiterà.

Che la maledetta tegola cadrà. Alla fine cadrà e mi centrerà in testa. Se non farò come dici tu. Se non sarò come sei tu.

Credimi, non posso continuare.

Non è una ribellione. Non temere. Non mi rivolto contro di te. Tu hai creduto di far bene. Ne sono certa. Ma mi hai distrutta. Quasi.

Io voglio uscire di qui con le mie carabattole e andare via, sì, lo so, là dove vado, non sarà tutto tranquillo.

Il pericolo? Forse.

La guerra? Forse.

Ma io devo andare e devo farlo adesso. No, non rimando. Non ho bisogno di pensarci ancora un po’ su. Laggiù la gente crepa ogni minuto. E io non posso perdere neanche un altro minuto.

Tu? Ah. Attenta. La stai mettendo sul ricatto. La stai mettendo ancora sul dovere. Il mio dovere verso di te. Ma tu non sei l’ ombelico del mondo.

Guarda, ti voglio bene, ma tu non sei l’ ombelico del mondo.

Con quello che hai fatto per me? Sono un’ ingrata?

Ecco, sì: dal tuo punto di vista. Senz’ altro sì. Ma è solo che nei miei panni, tu non vuoi metterti. So che è difficile. Per te è impossibile.

Io sono diversa da te. Accettalo. E’ un dato di fatto. Io devo sentirmi utile. Capisci? Utile. Concretamente.

Per questo vado. Non per ripicca. Non perché non ti voglia bene.

Ti sono grata per avermi permesso di nascere.

Ti chiedo solo di permettermi di vivere. A modo mio. Come mi sento di fare. Di lottare per quello in cui credo.E io credo in questa mia volontà di lasciare quello a cui tu hai sempre guardato come un modo sicuro di passare il tempo e di rischiare, sì, di rischiare questa tranquillità senza scosse per qualcosa che sento come meraviglioso. Aiutare a costruire, magari da zero, una possibilità di futuro laggiù, dove nessuno ha niente.

Il tuo dolore? No. Non parlare del tuo dolore. Della tua paura. Non soffocare questa cosa che mi spinge a partire, per andare a guardare fisso negli occhi la la miseria e la desolazione.

Hai voluto che facessi la volontaria per te, a tutto servizio, figlia e dama di compagnia. Sempre corretta, carina, disponibile, senza volontà propria. Lo sono stata tutto questo tempo. Ma adesso io vado. Sento che è giusto così. Per me. Vedi, non puoi costruire cancelli alti abbastanza per fermarmi. Il mio sogno è sempre stato questo.

Ecco. Sono pronta. Le mie carabattole sono tutte qui. Ho addosso i jeans. Ho in mano la mia sacca. E’ la mia divisa.

Come? Ah, ecco. Ma so anche questo. Non sono più giovane. Già.

Ho passato tanto di quel tempo qui con te, a cercare di adeguarmi al tuo stile di vita. Ci ho messo tanto di quel tempo a capire che non era giusto quello che mi stavi facendo.

Che non era giusto quello che mi stavo facendo.

Ma io adesso ho capito e me ne vado. D’ altra parte tu non puoi più fare niente per fermarmi.

Non puoi più piangere.

Strillare.

Farmi sentire in colpa.

Alla fin fine, ho fatto sempre quello che ti aspettavi facessi. Io sono a posto con me stessa. So d’ essere stata ricattata per tutto questo tempo. So di non avere avuto la forza di ribellarmi. Avrei dovuto. Trovarla, questa forza. Ma tant’ è. E’ andata così.

Adesso ti guardo in questa foto. Sei in posa. Elegante. Una signora. Lo sei sempre stata.

Lo eri anche nella bara, con il tuo bell’ abito di seta. Una signora.

Lo capisci adesso, là dove ti trovi, che mi devi lasciare andare? Che devi smetterla di sussurrarmi all’ orecchio le solite frasi, ormai vecchie e stantie?

Chi porterà fiori sulla tua tomba? ancora chiedi.

Smettila. Non ti sento.

Ecco, apro la porta, finalmente, sì lascio la tua foto qui, sulla consolle. Sì, chiudo bene la porta. Non ti preoccupare. I ladri non entreranno. D’ altra parte qui troverebbero solo, di prezioso, l’ odore dei miei anni spesi a modo tuo. Della mia giovinezza andata. Depredata? Il resto sono solo argenti e quadri e porcellane e mobili antichi. Che non contano. Hanno mai contato? Comunque io non starò qui, fedele e devota, a far la guardia al tuo mondo. Il tuo mondo. Non il mio.

L’ ascensore scende.

Consegno le chiavi al portiere.

Un attimo. E sono fuori. Sotto la pioggia.


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dmk

17:51
13 aprile 2011


Carmen

Ospite

Grazie Daniela, ho letto il tuo bel racconto dal link che mi hai indicato e riporto qui quello che ho scritto (credo che ci assomigliamo in quanto a certe idee e per sensibilità)

Si Daniela, lo spirito di questo racconto fa pensare anche a quello mio breve. La condizione di figlia ricattata moralmente (e anche affettivamente) da una madre egoista.
Piaciuta molto anche perché arriva come una sorpresa che la madre era morta e anche dopo la morte continua a rosicare sui “doveri” della figlia.
Credo che essere Madre significhi innanzitutto essere generosa, in tutti sensi, anche quando una figlia decide di andarsene, perché è giusto che ogni persona viva la sua vita. Quando, un domani, io non sarò più autosufficiente, vorrò organizzarmi in modo che la mia vecchiaia non pesi sulle mie figlie. Anzi, incomincio ad organizzarmi da adesso.

Con affetto e stima!

Carmen

 

p.s.

Adesso scappo a casa, perché questa sera sono invitata dal  proloco di pomezia ad una cena. Stiamo organizzando una festa per la fine di luglio (3 gg.) a Torvajanica Alta e io sono stata invitata come organizzatrice-aiutante. Sarà sicuramente interessante.

A presto! :)

20:27
13 aprile 2011


admin

Amministratore

messaggi3520

Il punto é proprio questo, Carmen: é giusto che le persone vivano la loro vita, facciano la loro corsa. Ho sempre pensato che i figli sono "persone" e come tali vanno considerati: persone diverse da noi madri, magari, con altre idee, altre aspettative, altri progetti. Che vanno rispettati. La cultura del considerare il figlio un' appendice della madre, con il rifiuto da parte di questa, di tagliare il cordone ombelicale, testimonia, a mio avviso, un forte disagio psicologico e una malintesa idea della maternità.

Wow!!! anche organizzatrice di feste per la proloco! Carmen, sei instancabile e piena di entusiasmo!!! Brava!Laugh

dmk

11:38
14 aprile 2011


Carmen

Ospite

Grazie Daniela! Sto cercando di introdurre anche la poesia in un modo diverso, magari una declamazione insieme ad una danza, oppure come recita, o con la musica. Sai, abbiamo a che fare con persone che magari non conoscono la poesia se non dai tempi della scuola. Bisogna risvegliare l'interesse pubblico. Vediamo se mi viene in mente qualcosa.

Un grande abbraccio e a presto!

Carmen Smile

13:03
14 aprile 2011


admin

Amministratore

messaggi3520

Con la musica, Carmen, se posso permettermi!!!!!! LaughLaughLaugh devo però dire che anche con la danza, mi pare intrigante….

dmk

20:32
14 aprile 2011


stella1

Ospite

Complimenti Daniela, bella scrittura.

Quanto è vera!

Rifletto sul mio ruolo di madre e di ex figlia.

abbracci

20:42
14 aprile 2011


Carmen

Ospite

Ti voglio dire una cosa Daniela, anzi vi voglio mi rivolgo anche a chi passa, che quando declamarono il libro che raccoglieva le mie poesie e quelle di Allessio Vailati, a Roma, proprio nel borgo vicino vicino a san Pietro in una enocoteca, c'erano due attori eccezionali. Mentre si leggeva la mia poesia in paricolare, i due attori interpretavano gli stati d'anima, persino l'acqua, l'aria, le lampare.  Non avevo mai visto una cosa del genere. Merito loro, se i ragazzi che stavano seduti sullo sgabello con una birra in mano, sono andati a comprare il libro.

Non avevo capito l'importanza del pubblicare, non avevo capito che era una occasione irripetibile, tant'è che le poesie che inviai all'editore erano tutte scelte a caso, non avevo tempo, avevo da lavorare. E Vieri che mi sollecitava di sbrigarmi, tant'è che inviai le mie cose scritte agli ultimi momenti.

Oggi avrei scelto altro, oggi sarei stata più attenta all'arte…e a tutte le regole  e non all'anima…all'energia…all'emozione…Devo proprio ringraziare Davide Vieri che ha creduto in me.

Insomma, alla Proloco non ho un testo mio per l'idea che ho in testa, dovrò guardarmi in giro e vedere di raccogliere qualcosa che può colpire, magari una poesia, per l'idea che ho, a due voce sarebbe perfetta.

 

Sai Daniela, sono stata dal Patronato oggi pomeriggio e la sensazione che ho avuto è che lo Stato ha deciso, al di là di tutti i tuoi sforzi, quanto debba essere la tua pensione. Più piccola possibile.

Parlando parlando, con il Patronato,  ho capito che con 30 anni e 6 mesi di contributi, dovrei prendere 1.500,00 euro, poi mettici le tasse diventano più o meno 1.300,00 euro – secondo lui -. 1.300,00 da cui detrarre il mutuo di 318,00 euro, mi restano i famosi  nemmeno 1.000,00. Della pensione di reversibilità di mio marito non sapeva bene quanto sarebbe rimasto.  Però poi avrei pagato le tasse su tutte e due pensioni. Insomma l'INPS sta mi sta scippando la pensione di mio marito.

CHE SCHIFO! capisci tu come mi sento?

L'Italia è diventata come la Svezia e non ci siamo accorti, nel senso che il sistema economico/finanziario TI STROZZA, con la differenza che in Svezia magari vedi dei risultato, in Italia vedo solo scandali.

 

Posso dire una parolaccia alla romana? Grazie, so che me lo permetti!

 

MA LI MEJO MORTACCI LORO, E VE POSSINO ACCECCA', anzi MA VAMORIAMMAZZATI (sono tre parolacce che ho messo insieme e nemmeno complete)  insomma, Danielina mia, "me tocca lavora..'ndo vado con 1.000 euro al mese, con le figlie che sono tornate a casa, con due cani e il gatto?" e ingoiare il veleno dell'ambiente lavorativo in cui vivo. E viaggiare da Pomezia a Roma tutte le mattine con il traffico della terribile strada statale, o regionale (manco questo si è capito se la strada è regionale o statale) della Pontina,; stringere i denti e dire: Ringrazio Iddio che ho un Posto d'Oro (parole di mia figlia, che il posto d'oro se lo sogna tra due lavori a part-time e senza nemmeno un giorno di riposo – speriamo che non si esaurisce).

 

Questo è, cara Daniela, io che pensavo di invecchiare in serenità insieme a mio marito….penso penso penso, credo che è meglio di non pensare piùùùùùùù!  

Uno progetta, poi la vita decide. Ho imparato a non progettare nulla, si vive meglio così.

Ma…,ma… nessuno deve togliere (tanto più il Ministero delle Tasse) la mia serenità, quando osservo gli alberelli del ciliegio e del pesco piantate da me che stanno per fiorire, e delle mie rose a cui manca poco per sbocciare; o  i limoni, il mandarancio, l'arancio che anche loro stanno per fiorire (e non vedo l'ora di sentire il profumo della zagara). Non lo permetterò!

 

Un bacio e, nonostante la rabbia, sono comunque serena perché tra poco arriva mia figlia dal secondo lavoro, sono le ore 21.00 passate, e io ho trovato per lei il salame di fegato che a lei piace tanto.

 

A presto!

 

Carmen

21:05
14 aprile 2011


admin

Amministratore

messaggi3520

Grazie, Stella! Sono contenta che tu sia passata di qua!Laugh

dmk

21:25
14 aprile 2011


admin

Amministratore

messaggi3520

Mia cara Carmen… é così. Quando si va ai Patronati per farsi fare i conteggi per la pensione, di solito si esce arrabbiati, infuriati. Purtroppo. Le pensioni sono risicate, anzi, di più. E le tasse, su importi pensionistici bassi, sono, in proporzione, troppo alte. E' una situazione che non permette nessuna tranquillità in vecchiaia. Mi sento di dire che é scandalosa. Ci si é arrivati passo passo nel tempo. Un poco alla volta. E adesso siamo alla corda. Mi ricordo indietro negli anni, le cosiddette pensioni baby (te le rammenti?): gente che lavorava un pugno d' anni e poi andava in pensione con cifre, in proporzione, decorose. Non so, é stato un modo di "largheggiare", ma … guarda, lascio perdere ché mi va il sangue in veleno. E anch' io mi rifiuto di farmi affogare da questo schifo. Voglio stare serena lo stesso. Non voglio che mi si impedisca di godere l' aria, almeno quella, di primavera e i colori e i profumi. E le piccole (o grandi?) cose che i quattrini non comprano.  

Tienimi aggiornata, dai, sull' iniziativa per la Proloco! Mi piacciono queste cose! Generalmente danno una gran soddisfazione. 

dmk



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